71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Padre Pio leggeva dentro le anime

Il dono dell'intelletto di Padre Pio

Padre Pio ebbe dallo spirito Santo l’intelletto di un mistico, ossia l’intelletto potenziato dall’amore. Le sue estasi sono state la suprema “dilatazione” dell’intelletto. La contemplazione di padre Pio era come il massimo dell’acutezza dell’intelletto. I suoi occhi profondi, vivissimi, accesi, “intelligenti“, sapevano penetrare nella realtà divina dell’Osta e del Calice. Padre Pio riusciva a sfondare, proprio in virtù dell’intelletto donato dallo Spirito Santo, la barriera del suono delle povere vicende umane, andava al di là della “scena” passeggera di questo mondo.

Leggeva dentro le anime“, le scrutava, ne evidenziava le enormi possibilità se valorizzate dalla Grazia; una lettura così profonda da diventare capace di profetizzare. E chi gli è stato accanto ha sempre detto di non aver mai dimenticato il suo sguardo penetrante, teso dolcemente, appunto intelligente. Padre Pio parla espressamente del dono che il Signore gli fa, di scoprirgli alcuni segreti, ed aggiunge: “E dopo tali favori, che alcune volte durano più giorni, la volontà rimane come inebriata e l’intelletto tutto assorto in ciò che ha visto“(Epist. I,368).

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Nello stato in cui padre Pio si occupa di Dio, “le tre potenze dell’anima (tra cui l’intelletto) si  precipitano in Dio, come trascinate da loro peso; insomma in questo stato di sensi, gli appetiti, i desideri, le affezioni, l’anima tutta gravida intorno a Dio  con una forza e prontezza meravigliosa e quel che stupisce, si è che tale su moto l’anima stessa non avverte”. (Epist. I, 454). E quando tutto sparisce dall’intelligenza dell’anima sua, allora è notte oscura! (Epist. I, 723).  Allora “la memoria non rammenta quasi più nulla; l’intelletto cerca la verità prima e quando sembra di appenderla ed intenderne qualcosa, tutta di un tratto viene piombata nelle più fitte tenebre”.  (Epist. I, 830)

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Assai interessante anche la descrizione dello stato dell’intelletto durante la notte buia: “l’intelletto è schiacciato sotto il torchio, ed illustrato, ne è reso cieco, ed è una cecità sì dolorosa che chi lo provasse solamente potrebbe darne certa prova di entità.; massime per un intelletto resosi eccessivamente sensibile e quasi messo alla gogna dai raggi splendidissimi della vera vita, che tramonta in esso fino dal suo nascere, la pena addiviene del tutto insopportabile” (Epist. I, 1074). Qui padre Pio parla dell’intelletto quale facoltà dell’anima; ma questa facoltà umana, nei riguardi del soprannaturale, nulla può senza l’Intelletto – Dono. Se è come spenta la luce naturale, nel caso del Padre per permissione di Dio, nulla può la luce soprannaturale.

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