Il Natale è la festa del dono, del più bello e grande dono mai uscito dal cuore di Dio. Tutto è nulla in confronto al dono che il Padre della Misericordia ci ha fatto donandoci il suo Unigenito Figlio.
Questa considerazione faceva scoppiare d’amore di gratitudine i cuori dei santi, come la meditazione della passione del Figlio di Dio li accendeva di amore e di compassione. E se questo si può affermare di tutti i Santi, una menzione particolarissima merita il Serafico padre San Francesco che per l’Umanità sacrosanta di Gesù ebbe un’altissima devozione. Tutto ciò che riguarda Gesù sulla terra è oggetto di interesse del poverello d’Assisi, specialmente per quanto concerne la povertà del Figlio di Dio.

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Questa eredità di amore al Bambino Gesù Francesco l’ha trasmesso i suoi figli spirituali; ne sono segno i bei presepi nel periodo natalizio, nelle chiese francescane. Ma questo sarebbe anche niente se non fosse accompagnato da un profondo amore.
Questa eredità di San Francesco la ritroviamo intatta in Padre Pio da Pietrelcina. Come il Serafico Padre, anch’egli, durante il Natale, avvertiva sensibilmente una dolcezza d’amore inconsueta. Ecco una testimonianza: “Il Celeste Bambino faccia sentire anche al vostro cuore tutte queste sante emozioni che fa sentire a me nella beata notte, allorché venne deposto nella povera capannuccia! Oh Dio,padre mio, non saprei esprimervi tutto quello che sentii nel cuore in questa felicissima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore verso il nostro Dio. La notte dello spirito durò anche allora, ma, lo dico pure, in mezzo ad un si buio pesto, feci una fortissima indigestione spirituale” (Epistolario I, pagina 981 982)
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