71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Gesù Bambino, San Francesco e Padre Pio

Entrambi avvertivano un dolcezza d'amore per Gesù Bambino

Il Natale è la festa del dono, del più bello e grande dono mai uscito dal cuore di Dio. Tutto è nulla in confronto al dono che il Padre della Misericordia ci ha fatto donandoci il suo Unigenito Figlio.

Questa considerazione faceva scoppiare d’amore di gratitudine i cuori dei santi, come la meditazione della passione del Figlio di Dio li accendeva di amore e di compassione. E se questo si può affermare di tutti i Santi, una menzione particolarissima merita il Serafico padre San Francesco che per l’Umanità sacrosanta di Gesù ebbe un’altissima devozione. Tutto ciò che riguarda Gesù sulla terra è oggetto di interesse del poverello d’Assisi, specialmente per quanto concerne la povertà del Figlio di Dio.

E la pratica di questa virtù, che San Francesco ammira sempre più altamente nel Figlio di Dio, diviene il suo gran proposito di vita nuova. E’ appunto perché vuole approfondire la conoscenza della povertà  e infervorarsene  che vuole rappresentare la scena del Natale.  Non per una inutile coreografie, né per una sterile sentimentalismo, né  per una facile e superficiale devozione Francesco vuole il presepio, ma per “raffigurare il bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la la mancanza di quanto occorre a un neonato” (Celano, Vita prima) e pensare “all’indigenza in cui si trovò in quel giorno la Vergine poverella” (Celano, Vita seconda)

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Povertà e amore suggerirono a Francesco l’idea del presepio; e forse mai come la notte di Natale a Greccio egli parlò ai fedeli della povertà di Gesù e del suo amore per gli uomini. Questo nuovo apostolo della chiesa voleva risvegliare nei cuori il Bambino Gesù da tempo addormentato tanto profondamente da sembrare morto. E questa non è considerazione nostra ma del citato Tommaso da Celano primo biografo di San Francesco il quale così commenta una visione avuta da un uomo buono e pio, presente quella notte nel presepe di Greccio: “Vedeva nel presepio giacere un bambinello senza vita;  accostarglisi il Santo e svegliarlo da quella specie di sonno profondo. Nè tal visione era in disaccordo con la realtà; giacche il Bambino Gesù nei cuori di molti, ove era dimenticato, per la sua Grazia veniva risuscitato dal Santo servo suo Francesco, il suo ricordo profondamente impresso nella loro memoria”. (Celano, Vita prima).

Questa eredità di amore al Bambino Gesù Francesco l’ha trasmesso i suoi figli spirituali; ne sono segno i bei presepi nel periodo natalizio, nelle chiese francescane. Ma questo sarebbe anche niente se non fosse accompagnato da un profondo amore.

Questa eredità di San Francesco la ritroviamo intatta in Padre Pio da Pietrelcina. Come il Serafico Padre, anch’egli, durante il Natale, avvertiva sensibilmente una dolcezza d’amore inconsueta. Ecco una testimonianza: “Il Celeste Bambino faccia sentire anche al vostro cuore tutte queste sante emozioni che fa sentire a me nella beata notte, allorché venne deposto nella povera capannuccia! Oh Dio,padre mio, non saprei esprimervi tutto quello che sentii nel cuore in questa felicissima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore verso il nostro Dio. La notte dello spirito durò anche allora, ma, lo dico pure, in mezzo ad un si buio pesto, feci una fortissima indigestione spirituale” (Epistolario I, pagina 981 982)

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