71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Padre Pio e le insidie infernali

Padre Pio scrive a Padre Agostino il 18 novembre 1912

Il 18 novembre 1912 Padre Pio era a Pietrelcina. Quel giorno prese carta e penna e scrisse a Padre Agostino di quanto gli accadeva: “il nemico non vuole quasi abbandonarmi più, mi bussa continuamente. Egli cerca di avvelenarmi la vita con le sue infernali insidie.”

Il giovanne cappuccino racconta che Il nemico non vuole quasi abbandonarmi più, mi bussa continuamente. Egli cerca di avvelenarmi la vita con le sue infernali insidie. Si dispiace sommamente perché io ve le narro. Mi va suggerendo di tralasciare di narrarvi ciò che passa tra me e lui, e mi insinua di narrarvi piuttosto le buone visite; essendo, dice lui, le sole che possono piacervi ed edificare. Dio mio! che martirio è la tentazione della vanagloria. Sembra cosa da nulla, ma pure bisogna convincersi diversamente; bisogna passarci per questo fuoco per comprenderne la sua estrema intensità. Per vincere è d’uopo tenere lo sguardo rivolto all’umanità di Gesù. Gesù, la sua diletta Madre l’Angiolino con gli altri mi vanno incoraggiando, non tralasciando di ripetermi che la vittima per dirsi tale bisogna che perda tutto il suo sangue. Combattere coll’aver al fianco un si tenero padre è dolce e consolante“.
Padre Pio scrive che “L’arciprete, reso consapevole della battaglia di quegl’impuri apostati, intorno a ciò che riguarda le vostre lettere, mi consigliò che alla prima vostra lettera che mi fosse pervenuta, l’andassi ad aprire da lui. Così feci nel ricevere la vostra ultima. Ma aperta che l’ebbimo la trovammo tutta imbrattata d’inchiostro 1. Sarà stata anche questa una vendetta di barbablù? Non posso mai credere che così me l’abbiate spedita, anche perché vi è nota la mia cecozienza (indebolimento della vista). Le lettere scritte ci sembrano in principio illeggibili, ma dietro che vi ponemmo sopra il crocifisso si fece un po’ di luce tanto da potersi leggere, sebbene a stento. Questa lettera è ben conservata”.

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