71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Padre Carmelo di Donato e la decisione più difficile della sua vita su Padre Pio

Confratelli di Padre Pio

Padre Carmelo Di Donato, al secolo Giuseppe nasce il 16 ottobre 1927 a San Giovanni in Galdo, nel Molise a 10 km dal capoluogo Campobasso, da Carmine e Franceschina Benvenuto. A 15 anni entra nel seminario di Sant’elia a Pianisi e dopo due anni trascorsi a San Severo entra nel noviziato di Morcone. Il 12 agosto 1943 indossa il saio francescano e cambia il nome in Fra Carmelo da San Giovanni in Galdo. Professa i voti temporanei il 15 agosto 1944 confermandoli il primo novembre 1948. Nella chiesa conventuale dei cappuccini di Montefusco il 24 febbraio 1951 viene ordinato presbitero da Mons. Agostino Mancinelli arcivescovo di Benevento.

Si rivela subito promettente negli studi tanto che viene mandato prima a Napoli presso l’istituto santa Chiara di Napoli poi a Roma per conseguire la licenza in teologia dogmatica presso la prestigiosa università Gregoriana. Fra Carmelo dedica i primi anni di ministero prevalentemente all’insegnamento come direttore dei fratini a San Marco la Catola nel 1952, lettore di teologia a Campobasso dal 1956 al 1962 e superiore della fraternità dal 1959 al 1964. Il giovane cappuccino molisano si distingue per un equilibrio non comune che evidenzia la sua prudenza per un servizio generoso e confratelli per un attaccamento forte alla sua provincia religiosa che ama da figlio devoto.

Ha 36 anni quando, il 23 gennaio 1964, poco prima di mezzogiorno, giunge a San Giovanni Rotondo destinato dai superiori come padre guardiano del convento e nominato inoltre stretto collaboratore dell’amministratore apostolico della provincia religiosa, Padre Clemente da Santa Maria in Punta dal 1964 al 1965 come il suo delegato in loco e poi dal 1965 al 1968 come primo definitore. Padre Carmelo trascorre quattro anni con padre pio come guardiano, anni che racconta nella “Testimonianza su Padre Pio da Pietrelcina” scritta il 12 dicembre 1970 ed inserita nella Positio della causa di canonizzazione di San Pio da Pietrelcina. Questi incarichi gli consentono di condividere gli anni della ritrovata serenità di padre Pio dopo quelli tormentati della visita apostolica di monsignor Carlo Maccari.

La presenza di padre Carmelo a San Giovanni Rotondo coincide con il tramonto della vita terrena di Padre Pio e con il declino delle sue forze fisiche ridotte dalle precarie condizioni di salute e dall’avanzare dell’età anni in cui, racconta, padre Carmelo la vita terrena del santo cappuccino, “lentamente, ma sensibilmente si distacca da uomini e cose che lo circondano per meglio prepararsi al suo incontro con il Signore”. Padre Carmelo lo ricorda come un “frate che ama teneramente la Vergine Maria“. Ogni sera, nella cella n. 1, prima di addormentarsi vuole che il superiore cominci l’Ave Maria. E’ la chiusura della laboriosa giornata e l’invocazione di aiuto per la notte che avanza. Padre Pio fissa la grande immagine della Madonna che pende dal muro ai piedi del suo letto e poi chiude gli occhi per addormentarsi e proprio come un bambino, che la sera prima di prendere sonno aspetta il bacio il saluto della mamma e con una mano si assicura di avere sotto il cuscino la corona del rosario.

Proprio del numero dei rosari che Padre Pio recita ogni giorno è incuriosito il giovane guardiano. Quanti ne recita al giorno? 40, risponde una di quelle sere Padre Pio. Gli era possibile, spiega nella sua testimonianza, padre Carmelo, perché “oltre ai tempi propri che dedica alla preghiera Padre Pio sa utilizzare ogni ritaglio di tempo o intervallo possibile“. La Messa del cappuccino stigmatizzato “dura circa 35/40 minuti. In quella Messa Padre Pio rivive il sacrificio del calvario e non si accorge della folla – racconta padre Carmelo – del lampo dei fotografi e di tutto quanto avviene intorno a lui. Immedesimato in Dio fissa l’Ostia Santa con i suoi grandi occhi dai quali sprizza fuori tutta la sua fede e il suo amore”. Quando non poteva celebrare a causa di indisposizione o malattia vuole la comunione al mattino molto presto. E una sera parlando dell’Eucaristia gli dice: “se dovesse capitare a me di stare un giorno senza comunione io né morirei.

Il 12 settembre 1968 il mistico frate, incoraggiato proprio da Padre Carmelo, scrive la sua ultima lettera indirizzata a Papa Paolo VI per ringraziarlo anche a nome dei suoi figli spirituali, dei gruppi di preghiera, per la parola chiara e decisa che ha espresso nell’ultima enciclica Humanae Vitae. Padre Pio scrive al Papa per riaffermare la sua incondizionata obbedienza alla Chiesa.

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1968 tocca a al giovane guardiano di prendere la decisione più difficile della sua vita. Padre Pio è morto. Le stimmate sono scomparse senza lasciare neppure una traccia di cicatrice, decide così di esporre la salma alla venerazione dei fedeli con i mezzi guanti e con le calze. Una scelta che lo rende impopolare anche e soprattutto tra i suoi confratelli dando finanche a questi il precetto di ubbidienza e proibendo in modo assoluto di scoprire le mani del santo frate e permettendo solo di baciarle sui guanti come si usava quando era vivo. Dopo due mesi Padre Carmelo prende carta e penna e scrive una relazione sulle stimmate di Padre Pio spiegando anche la sua decisione: evitare false ed affrettate interpretazioni sulle sue piaghe la cui realtà era stata accertata con accurate visite da tre medici tra il 1919 e il 1925. I suoi confratelli capiranno solo dopo la sua morte quanto sia stata importante per il bene di Padre Pio quella decisione. Il giorno dei funerali di Padre Pio è proprio Padre Carmelo che dà l’ultima benedizione a suo nome ai suoi confratelli ai figli spirituali e agli ammalati proprio come lui stesso aveva chiesto pochi istanti prima di morire a padre Pellegrino Funicelli: “si, li benedico tutti chiedi anzi al superiore che dia lui per me quest’ultima benedizione”

Lunedì 28 settembre 1968 Padre Carmelo sostiene e incoraggia tutti al termine della Celebrazione Eucaristica tenendo un discorso commovente: “il nostro cuore soffre perché non vediamo più la sua presenza fisica non sentiamo più suo piede stanco e dolorante trascinarsi per i corridoi del convento e della chiesa non vediamo più la sua mano alzarsi benedicente su ognuno di noi non sentiamo più quel colpo di tosse che c era diventato familiare però siamo più che convinti che padre pio e con noi in noi e in mezzo a noi padre pio non ci abbandona con la sua preghiera e con la sua continua assistenza”.

Padre Carmelo che ha compiuto 41 anni passa alla storia come l’ultimo guardiano di Padre Pio.

Dal 1968 al 1970 è nominato quarto definitore e nel 1969 è guardiano a Campobasso – Monti. Nel 1970 il sospirato ritorno della provincia religiosa all’autonomia trova padre Carmelo tra i superiori in qualità di secondo definitore. Viene altresì nominato segretario provinciale ed archivista. Fra Carmelo ha una grande carica affettiva ad un generoso entusiasmo per il bene della provincia religiosa mostrando un attaccamento fedele soprattutto nei momenti più difficili.

Il 13 giugno 1971 alla prematura età di 44 anni raggiunge nell’eternità il suo illustre confratello Padre Pio da Pietrelcina spiccando il volo da Casa Sollievo della Sofferenza, da quella creatura della provvidenza che il fondatore volle fosse sostenuta dall’attività orante e dall’apostolato dei Gruppi di Preghiera, quei gruppi di cui proprio Padre Carmelo è stato il primo direttore generale.

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