Nel gennaio del 1913, Padre Pio dimorava a Pietrelcina, perché una strana malattia lo costringeva a “stare a casa, nella sua Pietrelcina”. “Vorrei dirvi tante cose, ma da dove cominciare?“.
Il giovane sacerdote cappuccino scriveva con una certa periodicità al suo padre lettore, padre Agostino da San Marco in Lamis, per raccontargli le sue giornate.
“Con ripetuti colpi di salutare scalpello e con diligente ripulitura soglio preparare le pietre che dovranno entrare nella composizione dell’eterno edificio. L’amore si conosce nel dolore, e questo lo sentirai nel corpo”.
Queste parole mi va ripetendo Gesù ogni qualvolta mi regala nuove croci – scrive Padre Pio. Ecco cosa gli era accaduto di notte.


dell’orto e della croce. Tu difenditi, allontana sempre e disprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te“.
Quanta degnazione, padre mio! Cosa ho io mai fatto da meritare tanta squisita amorevolezza dal mio angiolino? Ma non mi preoccupo affatto per questo; non è forse il Signore padrone di dare le sue grazie a chi vuole e come vuole? Io sono il trastullo di Gesù Bambino, come lui spesso mi ripete, ma quello che è peggio, Gesù ha scelto un balocco di nessun valore. Mi dispiace solo che questo balocco da lui prescelto imbratta le sue divine manine. Mi dice il pensiero che qualche giorno mi butterà in un fosso per non più scherzarvi. Ne godrò, non merito altro che questo”.
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