Padre Pio, davanti al presepe, contemplava, con semplicità di fede, il “Dio pargoletto”, che “nel cuore della notte, nella stagione più rigida, nella più gelida grotta, più abitazione di armenti che di umana creatura, veniva alla luce nella pienezza dei tempi” (Ep. IV, 1007).

2ª domanda: “Quali sono questi insegnamenti, che giungono dalla grotta?”.

Padre Pio, inoltre, raccomandava ai suoi figli spirituali di fare il presepe, che evocava in lui tanta voglia di tenerezza, di pianto, di preghiera!
Tra i suoi figli spirituali, c’era anche il servo di Dio fra’ Daniele Natale. Nel Natale del 1952 fra’ Daniele fu costretto, convalescente a trascorrerlo alla sua casa natale a San Giovanni Rotondo dopo l’asportazione della milza a Roma. Sua madre, Angela Maria, gli disse di fare il presepe. “Mamma, – disse fra Daniele – io non l’ho mai fatto, non ne ho la minima idea e poi mi sento ancora tanto debole!”. Dopo tanta insistenza, fra’ Daniele cedette, dicendole: “Mamma, chiederò a padre Pio”. Fra Daniele andò in convento e fece la domanda a Padre Pio che gli ripose “Ebbè, e che non lo devi fare?”. “Come faccio Padre?”. E Padre Pio: “Ti aiuterò io e lo faremo insieme il presepio”. Forte del suo aiuto, tornò a casa, pieno di entusiasmo; comprò tutto l’occorrente e incominciò a costruire il presepe. Col passar del tempo, fra Daniele esclamava: “Come è facile!”. Dopo qualche giorno, padre Pio gli chiese: “Hai fatto il presepio?”. “Padre spirituale – rispose fra Daniele – è cosí bello che mi incanto a guardarlo!”. E padre Pio: “Dove ci mettiamo le mani noi, esce sempre qualcosa di buono e di bello!”.
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