71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Cosa provava Padre Pio davanti al presepe?

Il racconto di Fra Daniele Natale

Padre Pio, davanti al presepe, contemplava, con semplicità di fede, il “Dio pargoletto”, che “nel cuore della notte, nella stagione più rigida, nella più gelida grotta, più abitazione di armenti che di umana creatura, veniva alla luce nella pienezza dei tempi” (Ep. IV, 1007).

Il santo di Pietrelcina avrebbe voluto condurre il mondo intero davanti a quella grotta “più grande di ogni reggia umana, perché trono e dimora di Dio”. Si commuoveva al pensiero che Gesù fosse circondato da “povertà, umiltà, abiezione, disprezzo, oscurità”, “per invogliarci ad amare la povertà e preferire la compagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo!”. Era convinto che il celeste Bambino “tutto mansuetudine e dolcezza”, col suo esempio voleva infondere le sue virtù nel cuore degli uomini, “affinché nel mondo dilaniato e sconvolto” sorgesse un’era di pace e di amore. Così scriveva: “Prostriamoci, innanzi al presepe, e con il grande s. Girolamo, il santo innamorato di Gesù bambino, offriamogli tutto il nostro cuore, senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti, che giungono a noi, dalla grotta di Betlemme” (ib, 1009).
2ª domanda: “Quali sono questi insegnamenti, che giungono dalla grotta?”.

Riteneva il Natale la più bella festa dell’anno, perciò voleva che il presepe fosse posizionato di fronte al confessionale, per vivere la realtà natalizia: gli angeli, la Mamma estatica, san Giuseppe adorante, il bue e l’asinello ed il Bambino. Uno dei suoi guardiani così appuntava: “È inutile dire con quanta passione padre Pio celebra il Natale… Sempre vi pensa e conta i giorni, che lo separano da un Natale all’altro, sin dal giorno dopo. Gesù bambino per lui è un’attrazione specialissima. Basta che senta il suono di una ninna nanna, che solleva lo spirito su su, tanto che a guardarlo sembra in estasi”.

Padre Pio, inoltre, raccomandava ai suoi figli spirituali di fare il presepe, che evocava in lui tanta voglia di tenerezza, di pianto, di preghiera!

Tra i suoi figli spirituali, c’era anche il servo di Dio fra’ Daniele Natale. Nel Natale del 1952 fra’ Daniele fu costretto, convalescente a trascorrerlo alla sua casa natale a San Giovanni Rotondo dopo l’asportazione della milza a Roma. Sua madre, Angela Maria, gli disse di fare il presepe. “Mamma, – disse fra Daniele – io non l’ho mai fatto, non ne ho la minima idea e poi mi sento ancora tanto debole!”. Dopo tanta insistenza, fra’ Daniele cedette, dicendole: “Mamma, chiederò a padre Pio”. Fra Daniele andò in convento e fece la domanda a Padre Pio che gli ripose “Ebbè, e che non lo devi fare?”. “Come faccio Padre?”. E Padre Pio: “Ti aiuterò io e lo faremo insieme il presepio”. Forte del suo aiuto, tornò a casa, pieno di entusiasmo; comprò tutto l’occorrente e incominciò a costruire il presepe. Col passar del tempo, fra Daniele esclamava: “Come è facile!”. Dopo qualche giorno, padre Pio gli chiese: “Hai fatto il presepio?”. “Padre spirituale – rispose fra Daniele – è cosí bello che mi incanto a guardarlo!”. E padre Pio: “Dove ci mettiamo le mani noi, esce sempre qualcosa di buono e di bello!”.

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