Nel convento di San Giovanni Rotondo, Padre Pio operava tantissime conversioni.
Il cappuccino stigmatizzato sapeva moderare, anche con modi bruschi, le manifestazioni affettive nei suoi confronti, quando notava un affetto male impostato o alquanto esagerato.

In lacrime, disperato, Cremonini si portò sul sagrato della chiesa. Qui, lo avvicinò, casualmente, il dottor Sanguinetti e, dopo averlo ascoltato, gli propose di andare con lui nella cella di Padre Pio a chiedere chiarimenti. Nella cella n. 5, Padre Pio si scusò: «Ti ho trattato così, perché sentivo il bisogno di impormi una penitenza: stavo godendo troppo del tuo ritorno alla Chiesa, come se ci fosse del merito mio».
La risposta, che aveva convinto l’ingegnere non era piaciuta a padre Marcellino che un pomeriggio fece una domanda diretta a Padre Pio «Ma Padre, lei, con la scusa di mortificare il suo amor proprio, ha fatto piangere questo povero disgraziato. Perché?». Padre Pio rispose: «Anche lui doveva capir bene che più che figlio mio, quel giorno era diventato figlio della Chiesa. Non doveva correre appresso a me, nella chiesetta, davanti a Gesù Sacramentato».
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