Era la domenica delle Palme del 1914. Il 29 marzo dalla sua Pietrelcina, il giovane frate sacerdote scriveva alla sua figlia spirituale: Raffaelina Cerase. In questa lettera Padre Pio cerca di rassicurare Raffaelina spiegando che il suo “stato sconvolgente di dolore e di
angoscia non è castigo ma prova di amore” e la invita a “guardare l’avvenire con serena fiducia” spiegandole che “la malattia non è una punizione” e che deve “aprire il cuore all’azione dello Spirito Santo”.


Oh! figliuola dilettissima di Gesù, se fossimo in mano nostra, cadremmo sempre e mai resteremmo in piedi; e perciò umiliatevi al pensiero dolcissimo che state sulle braccia divine di Gesù, che è il più buono dei padri, come un pargoletto su quelle materne e dormite tranquilla, certa di essere guidata per dove troverete il migliore vantaggio.
E non vi abbandonate mai a voi stessa; ogni fiducia ponetela in Dio solo, da lui aspettatevi ogni forza e non desiderate soverchiamente di essere libera dal presente stato; lasciate che lo Spirito Santo operi in voi. Abbandonatevi a tutti i suoi trasporti e non temete. Egli è tanto sapiente, soave e discreto da non causare che il bene.
Il vostro povero fra Pio.

