
Padre Benedetto, già sostituito nella carica di superiore provinciale dal mese di luglio, gli rispose con lettera datata 27 novembre 1919: “sono degli anni che [Padre Pio] soffre senza mai lamentarsi; sono degli anni che si nutre di qualche piatto d’erba senza mai chiudere gli occhi al sonno. La sua vita è la preghiera o l’unione continua con Dio. Da me e da pochi altri sono state osservate non solo le piaghe delle mani, ma anche dei piedi e del costato. Quest’ultima è a sinistra, in forma di croce, sempre sanguinante. 
Il 28 novembre 1919 gli scrisse padre Pietro da Ischitella che fu ministro provinciale dal luglio 1919 al febbraio 1924. In cinque anni di governo, soffrì molto per le vicende del Padre Pio. Purtroppo venne colpito da sincope e cessò di vivere a soli 44 anni di età.
Nella sua lettera a informò padre Edoardo d’Alencon su quanto accadeva a Padre Pio: “da ogni parte del mondo giungono domande di preghiere, spesso ringraziamenti di grazie ottenute. Dalle regioni più lontane giungono visitatori guidati non da malsana curiosità, ma da vero spirito di devozione. Padre Pio confessa a volte fino a 16 ore al giorno. Vi furono nella buona stagione migliaia di comunioni al giorno. Non mancarono visite di persone distinte, ritorni alle pratiche religiose, conversioni di fede. E tutto ciò costituisce per me il vero prodigio ed attesta che il Signore ha voluto rivelare questo Eletto per il bene delle anime e per la gloria del suo Nome”.
riproduzione riservata

