71013, San Giovanni Rotondo (FG)

L’incanto, la meraviglia e la commozione di Padre Pio

Padre Pio da Pietrelcina è vissuto in un costante atteggiamento di stupore

Stupirsi è proprio nella creatura umana, lo stupore sorge all’orizzonte dell’innocenza, dell’umiltà, della purezza. Lo stupore è epifania della semplicità, del candore dello spirito.

Oggi pare che più nulla ci stupisca! Lo stupore si racchiude sempre di più e soltanto nell’oasi dell’arte, di ogni creazione artistica. Possiamo affermare che Padre Pio da Pietrelcina è vissuto in un costante atteggiamento di stupore.

Leggi anche: PADRE PIO AVEVA UN CUORE D’ORO

LEAD Technologies Inc. V1.01

Un animo sensibilissimo come il suo, un Cuore innamorato del bello, del buono, della bontà, del sacrificio ispirato all’amore, del sublime, non poteva non sentire l’incanto della bellezza del creato, delle realtà mirabili sparse nell’universo. Rimaneva commosso, emozionato per quanto la Grazia produceva in lui e, tramite il suo ministero sacerdotale, nell’intimo dei suoi penitenti: conversioni, propositi seri di bontà. San Pio si confonde per la tanta dolcezza che gli provoca la santa comunione: è tanto stupido che non riesce a fare altro che piangere e ripetere “Gesù cibo mio!” (Epist.I,265).  San Pio rimane stupefatto per la ineffabile luce di amore che pur rifulge nella notte dello spirito.

Lo stupore per i tanti doni del Signore, per le meraviglie operate dall’Altissimo nell’anima e nel corpo, gli fa scrivere a Padre Agostino: “Quante cose vorrei dirvi, o padre, ma non posso: riconosco di essere un mistero a me stesso” (Epist. I, 769 – 799). “Io non intendo più nulla di me” (Epist. I, 881). A padre Benedetto scrive: “Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che Tu hai operato in questa meschina creatura” (si riferisce in particolare alle stimmate) (Epist. I, 1093). ” Il martirio che tu senti nello spirito –  gli scrive Padre Agostino – è prodotto da Dio stesso, cioè da quella forza misteriosa di cui tu parli e che come tu dici, ti tiene sempre in dolce e doloroso deliquio” (Epist. I,1110).

© Riproduzione Riservata

Lascia un commento