71013, San Giovanni Rotondo (FG)

La delicatezza di Padre Pio verso i suoi confratelli

Il venerdì santo di comunione. Era il 30 marzo 1923

La delicatezza di Padre Pio non aveva limiti anche nei momenti forti dell’anno liturgico, come la Quaresima.

Il 30 marzo del 1923 era venerdì santo. Durante tutta la quaresima Padre Pio abolì anche la parvenza di cena. La sera non cenava. Quel giorno però, alla fine della quaresima e proprio il Venerdì Santo, i frati si stupirono nel sentire che voleva una tazza di cioccolato e un poco di frutta. Padre Pio sapeva che uno dei presenti, Fra Egidio, un confratello che stimava, si era sacrificato per tutta la Quaresima con aspro digiuni. Fra Egidio stava male.

Erano tutti a tavola e Padre Pio disse sorridendo: “non portatemi una tazza di cioccolato, portatemene due, ne prenderà una anche fra Egidio! All’inizio per umiltà fra Egidio rifiutò e si scherni, ma poi Padre Pio aggiunse: “siediti accanto a me, ceneremo insieme”.

Un episodio vissuto da Padre Pio in perfetto stile francescano come ci ricordano le Fonti Francescane: Una volta, sulla mezzanotte, mentre tutti riposavano sui loro giacigli, un frate gridò all’improvviso: «Muoio! muoio!». Tutti gli altri si svegliarono stupefatti e atterriti. Francesco si alzò e disse: «Levatevi, fratelli, e accendete un lume». Accesa la lucerna, il Santo interrogò: «Chi ha gridato: Muoio?». Quello rispose: «Sono io». Riprese Francesco: «Che hai, fratello? di cosa muori?». E lui: «Muoio di fame». Francesco, da uomo pieno di bontà e gentilezza, fece subito preparare la mensa. E affinché quel fratello non si vergognasse a mangiare da solo, si posero tutti a mangiare insieme con lui. Sia quel frate sia gli altri si erano convertiti al Signore da poco tempo, e affliggevano oltremisura il loro corpo. Dopo la refezione, Francesco parlò: «Cari fratelli, raccomando che ognuno tenga conto della propria condizione fisica. Se uno di voi riesce a sostenersi con meno cibo di un altro, non voglio che chi abbisogna di un nutrimento più abbondante si sforzi di imitare l’altro su questo punto; ma, adeguandosi alla propria complessione, dia quanto è necessario al suo corpo. Come ci dobbiamo trattenere dal soverchio mangiare, nocivo al corpo e all’anima, così, e anche di più, dalla eccessiva astinenza, poiché il Signore preferisce la misericordia al sacrificio» (Leggenda Perugina)

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