71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Il diavolo nella vita di Padre Pio

Il diavolo si confessa da Padre Pio

In mezzo a tanto buoi, fra tenebre e tempeste Padre Pio non si smarrisce più, né vi sono pericoli e trabocchetti per eventuali cadute. Egli ormai domina Satana e gioiosamente accetta il piano che Dio ha stabilito su di lui: “Le insidie del demonio seguitano sempre ad affliggermi l’animo… non sento più quelle tante difficoltà che sentivo una volta nel rassegnarmi e divini voleri. Anzi respingo le calunniose insidie del tentatore con una facilità tale, da non sentire più né gioia ne stanchezza”. L’angelo custode, che svolge una parte di spicco nella vita di padre Pio, appare più di una volta a colloquio con lui in questi periodi di lotta burrascosa per superare le tentazioni di Satana. Padre Pio usava dire che il diavolo è una creatura cattiva, malvagia, perfida costituzionalmente, ma resta sempre un angelo, decaduto sì ma dotato di una intelligenza superiore a quella degli uomini, anche se pervertita. Ebbe modo di sperimentare una tale intelligenza, subdolamente sottile. E la sperimentò  in modo del tutto singolare, come racconta Padre Pio a padre Tarcisio da Cervinara. Satana un giorno si è confessato da Padre Pio.  “Una mattina mentre stavo confessando gli uomini mi si presenta un signore alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. Inginocchiatosi questo sconosciuto incomincia a palesare i suoi peccati che erano di ogni genere contro Dio, contro il prossimo, contro la morale: tutti aberranti. Mi colpì una cosa.Per tutte le accuse, anche dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la parola di Dio, il magistero della Chiesa, la morale dei santi, questo enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e con ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato, svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente indifferenti tutti gli atti peccaminosi. E questo non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, Gesù, la Madonna, i Santi, che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli, ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca.Le risposte, che questo enigmatico penitente dava di volta in volta alle mie argomentazioni, con abile sottigliezza e con ovattata malizia, mi impressionavano. Tra me e me, domandandomi, dicevo:”Chi è costui?” Da che mondo viene? Chi sarà mai?”. E cercavo di fissarlo bene in volto per leggere eventualmente qualcosa tra le pieghe del suo viso; e allo stesso tempo aguzzavo le orecchie a ogni sua parola in modo che nessuna di esse mi sfuggisse per soppesarle in tutta la loro portata.A un certo momento, per una luce interiore vivida e fulgida percepii chiaramente chi era colui che mi stava dinanzi. E con tono deciso e imperioso gli dissi:”Di’ viva Gesù, viva Maria”. Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, satana sparisce all’istante in un guizzo di fuoco, lasciando dietro a sé un insopportabile irrespirabile fetore”.

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La lotta furibonda che doveva sostenere l’inerme frate di Pietrelcina contro il corazzatissimo principe del mare appariva tangibile quando il padre, nell’amministrazione del Sacramento della riconciliazione, dovevi impartire la soluzione. Tutti i penitenti hanno visto con quanta fatica, sforzo, strazio, pronunciava la formula dell’assoluzione sacramentale. Era un momento in cui lo spasimo lancinante, che lacerava da banda banda il suo sensibilissimo cuore, era avvertito visibilmente. Padre Pio, tramite l’irruenza della grazia di Gesù tra le mani, scacciava il diavolo delle anime, distruggendo i n esse il peccato, immettendo allo stesso tempo nel cuore lo Spirito Santo, che faceva ritornare le creature ad essere figli di Dio. Se nell’impartire l’assoluzione Padre Pio sentiva in sé lo spasmo e le doglie del parto, dopo aver pronunciato la formula dell’assoluzione, egli ritornava sereno, bello sul viso, acceso di fuoco, gioioso, perché un’anima era entrata a far parte della famiglia divina. Il diavolo, diceva Padre Pio, è un cane che abbaia. E’ legato: morde solamente chi incautamente gli si avvicina. Egli  è forte con i deboli ma è vigliacco con i forti. Inoltre esortava ripetutamente le anime che gli venivano affidate da Gesù a non temere Il maligno, incitandoli addirittura a disprezzarlo, non dandogli retta; vuole addirittura che lo si maledica.

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che il demonio sia un abile imbroglione è vero e l’ho capito un giorno mentre mi confessavo perché avevo screditato tutti i miei peccati come cose di nessun valore e mi sembrava che non avessi bisogno di chiedere perdono.
Leggendo alcune cose sulla vita del santo e soprattutto la sua familiarità che aveva con gli angeli custodi mi sono commosso e quello che sembrava un colpo di fortuna (cioè il fatto di averLo incontrato davvero) sembra invece una dinamica dai contorni di una vera Grazia.
Pochi anni prima che morisse l’ho incontrato presso il santuario di Madre Speranza a Collevalenza. Avendolo toccato, cioè baciato le mani, ascoltato le sue parole ho visto accadermi una dinamica inaspettata.
Non sto a dire cosa mia ha detto, cosa ho visto in Lui e la sua benedizione. ma vorrei dire una cosa che rende ancora più grande questo fatto. Ho fatto delle piccole ricerche. La santa, Madre Speranza, affermava sempre e con convinzione di avere conosciuto Padre Pio a Roma, presso il Vaticano quando Lei lavorava lì. In realtà Padre Pio non risulta mai essere stato a San Pietro. Quindi probabilmente si è trattato di una bilocazione. Non risulta nemmeno essere mai stato a Collevalenza a questo punto tutto ciò che per anni mi ha accompagnato, aiutato e che ho creduto sembrerebbe una falsità. Il sogno di un ragazzino di 9- 10 anni. Ci potrebbe anche stare e questo sarebbe riduttivo. Ma c’è un ma che recupera tutto, io l’ho toccato, l’ho sentito e visto. Quell’incontro a tenuto acceso in me l’interesse per un cammino cristiano nel bene e nel male. Come potevo io ragazzino di paese avere conosciuto quel frate in un periodo storico di cui non se ne parlava molto fuori dai confini geografici in cui viveva e posto all’indice dalla chiesa sospettosa, come ho fatto a conoscere, ricordare ad oggi quel santuario non sapendo che esistesse ne Collevalenza né il frate, né il santuario. Ho conosciuto tutto questo perché ne ho fatto esperienza, ci sono stato, l’ho vissuto. Ho vissuto allora quell’incontro che ancora oggi mi è presente nei particolari. Non voglio descrivere l’incontro, le parole, le emozioni e l’incanto che ho percepito, ma una cosa la voglio dire, quando sei al cospetto di una persona che ha presente nella sua vita Gesù, si vede, ce l’ha stampato in faccia ed è una presenza che genera perché è una paternalità. Perciò se fosse una bilocazione è una grazia ancora più grande perché pensate quando sia importante la vita di un uomo qualunque per nostro Gesù. E’ commovente mannaggia alla miseria, un amore grande, gratuito, inaspettato che ti inchioda non puoi scappare.
Grazie e scusatemi ma ogni volta che vedo l’immagine del santo mi viene da piangere per amore.

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