71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Il cuore di Padre Pio e quello di Gesù si fusero in un solo cuore

Padre Pio scrive a Padre Agostino. Era il 14 aprile 1912

Il 14 aprile 1912 Padre Pio era nella sua torretta a Pietrelcina, in vico storto valle, quando venne malmenato e picchiato da satana. Riuscì a trascinarsi per celebrare Messa e “godere di gioie sublimi nello stare unito a Dio“. Nei giorni successisi prese carta e penne e scrisse a padre Agostino per raccontargli quanto stava vivendo in quei giorni: “ma come farò a narrarvi i nuovi trionfi di Gesù sull’anima mia in questi giorni?”

Si domandava il giovane frate: “mi astengo solo a narrarvi ciò che passò in me martedì scorso, che fuoco acceso sentii in questo giorno nel cuore! Ma questo fuoco sentii anche che fu acceso da una mano amica, da una mano divinamente gelosa”.

Padre Pio era ancora a letto quando “venne visitato da quei cosacci” che lo picchiarono in “un modo così barbaro”.

A stento riuscì a recarsi a celebrare la Santa Messa. Dopo la Messa si trattenne in preghiera davanti al tabernacolo: “Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d’acqua che si smarrisce in un mare Gesù n’era il paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto. Sì, babbo mio, l’uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Sì, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo”.

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