71013, San Giovanni Rotondo (FG)

I funerali di Padre Pio: un trionfo di fede

26 settembre 1968 i funerali e la sepoltura di Padre Pio

Il 26 settembre ci furono i funerali. Non fu un funerale, fu invece un trionfo simile a quello che si  tributava a un console romano  vittorioso di ritorno dalla battaglia con le sue legioni; con la differenza che alla sfilata non c’erano vittoriosi e vinti, non legioni in armi; ma un esercito orante di centomila persone che tra religiosi, sacerdoti, vescovi, autorità e una folla sterminata di amici e di figli spirituali del Padre.

I funerali di Padre Pio

A sera sul sagrato del Santuario, dopo che il corte aveva attraversato le arterie principali della cittadina, ci fu la santa messa concelebrata in suffragio di Padre Pio. Era presente anche il padre Clemente da Wlissingen allora generale dell’ordine. Poi la tumulazione, sembrava tutto finito! Molti avevano esultato per la sua morte. Ma colui che aveva detto : “Farò più da morto che da vivo”. Ha mantenuto la sua parola. La macchina che trasportava il feretro con il corpo di Padre Pio che tutti potevano vedere attraverso il coperchio trasparente entrò in Chiesa. Era guidata dal signor Guerrino Ciccarelli con accanto Padre Michele, vicario del convento. Attraversò la porta grande, che viene subito richiusa, mentre la folla fuori pregava.

Si fermò, e la cassa venne deposta su un palchetto, in una stanza vicino alla sagrestia. Un coperchio non trasparente, fu avvitato e sigillato con la ceralacca. Erano presenti Monsignor Cunial, l’ufficiale sanitario il dottor Giovanni Grifa, il medico personale di Padre Pio Il dottor Giuseppe Sala, il superiore del convento Padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, presenze legali che, insieme ad altri, hanno firmato il verbale comprovante l’avvenuta chiusura della cassa contenente il corpo di Padre Pio da Pietrelcina. Poi la cassa, sigillata, è stata trasportata nella cripta già predisposta, sotto l’altare maggiore del santuario di Santa Maria delle Grazie. E’ stata calata con un argano nel vano ricavato nella roccia. La testa del frate era rivolta verso la montagna. Sul vano della tomba quindi è stata fatta scorrere una pesante lastra di marmo come chiusura e protezione. Tutto è stato sigillato. La sepoltura e la chiusura della tomba è venuta sotto la costante presenza di controllo dei dottori Grifa e Sala, alcuni confratelli, degli operai della ditta di Aldo di Bari. C’erano anche il prefetto di Foggia il dottor Caprio, il pretore di San Giovanni Rotondo, il questore e la signora Pia Forgione Pennelli nipote del del frate cappuccini. .

 

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Lo sento vicino a me

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