71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Ecco perché Padre Pio non è stato trasferito nel 1923

Il ministro generale scrive al segretario del Sant'Uffizio. Teme una sommossa popolare

Fin dall’ottobre 1919 si diffuse per la prima volta in San Giovanni Rotondo la notizia di un allontanamento di Padre Pio.

Nell’estate del 1923 la stessa voce e lo stesso pericolo provocarono un’imponente reazione popolare. Per scongiurare il temuto trasferimento, si formò un comitato, che promosse una imponente sottoscrizione popolare non soltanto nella cittadina di San Giovanni Rotondo, ma anche nella vicina cittadina di San Marco in Lamis e nel villaggio di San Matteo.

I fogli, contenenti numerose firme, furono consegnati al sindaco di San Giovanni Rotondo, il quale li trasmise al provinciale padre Pietro da Ischitella, che si premurò di farli pervenire al padre generale dei frati minori cappuccini Padre Giuseppe Antonio da Persiceto che il 23 novembre 1923, scrisse una lunga lettera al cardinale Raffaele Merry del Val, segretario del Sant’Uffizio al quale presentò l’agitata e pericolosa situazione di San Giovanni Rotondo e trasmise la lettera originale del provinciale padre Pietro (20 ottobre 1922) unitamente alla lettera del sindaco di San Giovanni Rotondo (16 ottobre 1922) e alla minacciosa intestazione della sottoscrizione di quei giorni.

Da questa lunga lettera emersero tre punti:

1.  Buone disposizioni di Padre Pio e dei religiosi di San Giovanni Rotondo ad eseguire gli ordini: “eccomi qui, sono pronto a fare la volontà dei superiori”

2.  Promesse di valida cooperazione da parte dell’autorità civile. Il prefetto di Foggia rassicurò che i voleri dell’Autorità Ecclesiastica “saranno eseguiti nel modo più assoluto, anche se si dovesse camminare sui cadaveri”.

3.  Fermento in San Giovanni Rotondo e dintorni. Il sindaco prese accordi con le milizie fasciste ponendo due guardie campestri in convento con l’incarico di suonare la sirena d’allarme ogni qualvolta avessero notato qualche movimento insolito o sospetto

Il generale dei cappuccini ha cosi presentato la situazione affinché il cardinale “possa rendersi conto delle gravi le difficoltà che non hanno reso possibile il desiderato trasloco di Padre Pio”.

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