
Il decreto giunse al convento di San Giovanni Rotondo la sera del 9 giugno 1931. Il cappuccino stigmatizzato cominciò a celebrare nella cappellina interna del convento, con il solo inserviente, la mattina dell’ll giugno 1931.

Questa prova ebbe termine il 16 luglio 1933.
Il superiore di S. Giovanni Rotondo, padre Raffaele da S. Elia a Pianisi, nelle sue memorie scrive quanto accadde quella sera del 9 giugno. Il guardiano del convento aveva tra le mani il decreto del 13 maggio 1931: «mi feci coraggio, e, dopo vespro, mentre Padre Pio, come al solito, si tratteneva in coro a pregare, lo chiamai nel salottino, ove subito venne, e gli comunicai il decreto del S. Offizio, che gli proibiva di celebrare in pubblico e di ascoltare le confessioni sia dei fedeli, sia dei religiosi. Egli, alzando gli occhi al cielo, disse: «Sia fatta la volontà di Dio!». Poi si coprì gli occhi con le mani, chinò il capo e più non fiatò. Cercai di confortarlo, ma il conforto egli lo trovò solo in Gesù pendente dalla croce, perché poco dopo tornò in coro e vi restò fino alla mezzanotte ed oltre».
Al superiore generale lo stesso padre Raffaele notificò: «Padre Pio… ha ricevuto la comunicazione del S. Offizio, con la massima calma e tranquillità, e da quel giorno non è più sceso in chiesa, ed ha celebrato sempre nella cappellina interna».
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