
Stare sul Calvario significa vivere i continua agonia spirituale, tra mille pene dell’anima, riflesse nel corpo, in una desolazione estrema, superlativa, senza conforto. Padre Pio infatti aveva scritto il 2 giugno 1918: “Sono sul Calvario in una straziante agonia”. 

Anche la sua azione sacerdotale poteva fargli ben dire che la dimora privilegiata fosse il calvario, in quanto “sotto la croce si impara ad amare” e “l’amore che non è alimentato, nutrito dalla croce, non è vero amore; esso si riduce a fuoco di paglia”. Sul Calvario, “Ai piedi della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce, s’infiammano d’amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi”.

Dunque sul Calvario Padre Pio, oltre a soffrire in Cristo, per Cristo e con Cristo, “stava” anche per intercedere, “sempre”, in favore dei fratelli sofferenti. Le grazie le voleva ad ogni costo e, per ottenerle, rimaneva a richiederle lì, ai piedi del Crocifisso, perché “sul Calvario Gesù a operato la nostra redenzione e sul Calvario, deve compiersi la salvezza delle anime redente”
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