71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Padre Pio figlio di San Francesco

Per sessantacinque anni restò fedele alla chiamata francescana.

L’avevano legato al Santo d’Assisi due decisioni: quella dei genitori che, al battesimo, lo vollero chiamare Francesco; quella propria che scelse di seguirlo nella stessa vita, vestendo l’abito cappuccino ed emettendo i voti religiosi nello spirito francescano. Per sessantacinque anni restò fedele alla chiamata francescana.

Saraceni, Carlo (1580/85-1620)
Die Vision des hl. Franziskus.
Lwd., 242 x 165 cm.

S’era presentato un momento di pericolo – nel 1914 – quando le condizioni di salute e le pressioni dell’arciprete di Pietrelcina don Salvatore Pannullo lo volevano indurre a rinunciare alla severa vita cappuccina e dedicarsi al ministero parrocchiale. Con la ruvidezza, ereditata dai Forgione e imposta dalla fedeltà, fu esplicito per il no: «Quando uno ha dato la parola a S. Francesco non può ritirarla». Nella professione religiosa c’era stato un contratto, un’autentica stretta di mano, tra il giovane Forgione di Pietrelcina e il serafico Santo di Assisi: un patto, al quale non si poteva venir meno. Nell’ultima notte di vita – verso la mezzanotte del 22-23 settembre 1968 – circa due ore prima di morire, l’ottantenne Padre Pio espose a padre Pellegrino il desiderio di rinnovare i voti della propria professione religiosa.

Pienamente cosciente, li rinnovò – le mani nelle mani di padre Pellegrino –sillabando la formula «Faccio voto e prometto…», quella stessa detta con voce giovanile, per la prima volta, il 22 gennaio 1904.​ Sessantacinque anni di fedeltà francescana. Una traiettoria – che partì da Morcone e si concluse a S. Giovanni Rotondo – sotto l’influsso di S. Francesco. Già sui cinque anni ebbe l’idea di consacrarsi a Dio per tutta la vita. Tra le figure che, sin da giovane, aveva «quasi sempre» con sé (Gesù, Madonna, S. Giuseppe, l’Angelo custode), non mancava quella di S. Francesco.

Durante un’estasi del 3 dicembre 1911, a Venafro fu sorpreso a colloquio con S. Francesco, la cui figura veniva assunta talvolta dal demonio in paurose apparizioni. Per molti anni, in S. Maria delle Grazie, celebrò la messa quotidiana all’altare laterale dedicato a S. Francesco. Nel 1939, partecipò con gioia ai festeggiamenti per la proclamazione di S. Francesco a patrono d’Italia. Era così intenso l’amore che portava alla vita francescana e al suo convento che provò intenso dolore a doverci vivere fuori, come avvenne dal 1909 al 1916 per il misterioso soggiorno a Pietrelcina e nel 1916-1918 per il servizio militare. Per il bene della sua provincia monastica, Padre Pio s’offrì vittima. In una lettera da Pietrelcina, 16 febbraio 1917, confidava a padre Agostino: «È inutile che mi raccomandiate di pregare per i bisogni della nostra madre provincia, lo sa Iddio quante volte al giorno fa memoria di lei dinanzi a lui… Mi sono offerto qual vittima al buon Dio per i bisogni spirituali di questa nostra carissima madre, a cui mi sento astretto da vincoli indissolubili. Una tale offerta più volte la vado rinnovando davanti al Signore… “.​ Amava talmente la famiglia francescana che, specialmente negli ultimi anni di vita, soffriva nel costatare abbandono di tradizioni avite e diminuzione di vocazioni all’Ordine.

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