71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Padre Pio a don Karol Wojtyla: “tu sarai Papa, ma vi sarà sangue e violenza”

L'attentato a Giovanni Paolo II. Era il 13 maggio 1981

Il mistero della profezia di Padre Pio a don Karol Wojtyla

È vero che Padre Pio, quando incontrò il giovane don Karol Wojtyla nel 1948, gli predisse il pontificato e l’attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro?

Nel libro Il Papa e il Frate (2006), scritto dal direttore di Padre Pio Tv Stefano Campanella, sono pubblicate tre smentite di Giovanni Paolo II, raccolte da altrettanti autorevoli testimoni: il vescovo emerito di Verona Flavio Roberto Carraro (p. 52), il vescovo presidente di Casa Sollievo della Sofferenza Riccardo Ruotolo (p. 53) e il cardinale Andrzej Maria Deskur, compagno di studi del Pontefice (ibidem).

In un successivo libro dello stesso autore, I tre misteri della morte di Padre Pio (2018), si possono leggere altre tre smentite, sempre del diretto interessato, anche in questo caso riferite da persone autorevoli e credibili: la dottoressa Wanda Poltawska, amica e collaboratrice di Wojtyla, che lui considerava e chiamava «sorella», guarita da un cancro per intercessione del Frate di Pietrelcina (p. 67); il cardinale Stanislao Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II (p. 68) e l’arcivescovo di Manfredonia Valentino Vailati (p. 73).

Ma, in quest’ultimo volume, Campanella ha citato anche il racconto della marchesa Giovanna Rizzani Boschi, legata fin dalla nascita a Padre Pio da eventi mistici straordinari. Un racconto già pubblicato nel 1996 nel libro del sacerdote passionista Franco D’Anastasio, intitolato La missione dei Servi di Dio: «Nell’immediato dopoguerra andavo a San Giovanni Rotondo da Roma assieme all’amica Hamilton, accompagnata con la macchina del noto professor Enrico Medi, assai devoto del Padre Pio. È rimasta celebre una di queste visite con il professore, perché vi partecipò anche un giovane sacerdote polacco: l’attuale Papa Wojtyla. La storia si svolse in questo modo. Con la mia compagna ed amica Margherita Hamilton frequentavo spesso il Collegio Romano per ascoltare le conferenze di teologia. In tale occasione si fece conoscenza con quel sacerdote polacco, che appena parlava un po’ di italiano. Preferiva parlare in tedesco con la mia amica Hamilton, che pure conosceva quella lingua. Sapendo egli che noi due in estate saremmo andate a visitare Padre Pio, personalmente ottenne dal professor Medi di essere incluso nella comitiva. A San Giovanni facemmo riferimento alla solita pensione di Maria Bianco, dove io e la Hamilton avevamo una camera per ciascuna. Ricordo bene che era un giorno di folla, quasi subito dopo la fine della guerra e nella pensione non vi erano posti sufficienti. Io cedetti la mia camera al sacerdote polacco e mi adattai in quella dell’amica.

Al mattino il professor Medi accompagnò il sacerdote polacco nella chiesa dei cappuccini. Qui questi celebrò la messa e si confessò dal Padre, che poi salutò assieme ad altri fedeli. Al rientro nella pensione Medi ci raccontò che appena Padre Pio lo vide, lo guardò negli occhi e gli disse: “Tu sarai papa, ma vi sarà sangue e violenza”. Il giovane sacerdote sulla via del ritorno gli commentava: “Professore, Padre Pio ha voluto scherzare. Io sono polacco, non potrò mai diventare Papa”. Ma non fu uno scherzo, bensì un’autentica profezia di Padre Pio… Con la data del 16 ottobre 1978 e quindi con quella del 13 maggio 1981 i due elementi della profezia divennero fatti concreti della storia» (I tre misteri della morte di Padre Pio, pp. 64-65).

Anche la Rizzani è certamente degna di fede, tanto che è stata inclusa nell’elenco dei testimoni per la Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio. Ma, osserva il direttore di Padre Pio Tv, «appare strano che, rispondendo alle domande del Tribunale ecclesiastico diocesano nei giorni 20 e 21 giugno 1983, quinto anno del Pontificato di Giovanni Paolo II, Giovanna non abbia fatto alcun cenno alla presunta profezia del santo Cappuccino al giovane don Karol Wojtyla», nonostante «nel 1983 erano passati appena due anni dall’attentato a Giovanni Paolo II» ed «erano passati solo pochi anni, meno di cinque, dall’elezione del cardinale Karol Wojtyla al Soglio Pontificio e quindi avrebbe dovuto essere ancora vivo il ricordo dell’emozione provata nell’apprendere che la “profezia” si era avverata».

Nel libro si legge ancora: «Un’emozione, comunque, Giovanna la provò quella sera del 16 ottobre 1978, non solo perché aveva conosciuto il nuovo Papa, quando era giovane sacerdote e studente a Roma, ma anche per un particolare che le tornò in mente. L’avvocato Ettore Boschi, figlio di Giovanna, attesta di essere sicuro “che, non appena Giovanni Paolo II venne eletto Papa, mia madre – Giovanna Boschi Rizzani – commentò l’avvenimento dicendomi ‘Padre Pio lo aveva detto’ (e non ‘Padre Pio glielo aveva detto’) e ricordando di essere stata proprio lei ad accompagnarlo dal Padre tanti anni prima”» (ivi, pp. 71-72).

Inoltre, appare ormai comprovato che la notizia della presunta profezia non sia stata inventata dopo l’attentato, ma circolava almeno un anno prima del 13 maggio 1981 (cfr. Il Papa e il Frate, pp. 44 e s.; I tre misteri della morte di Padre Pio, pp. 74 e s.).

Dopo aver citato le sei smentite di Giovanni Paolo II e le fonti che, invece, rendono credibile il racconto della figlia spirituale di Padre Pio, Campanella ritiene possibile fare solo due ipotesi: «La prima è che il Papa, rispondendo alle domande, non abbia mentito, ma abbia fatto ciò che i moralisti chiamano una “restrizione mentale”. Ma le numerose e perentorie smentite di Giovanni Paolo II rendono questa possibilità poco attendibile. La seconda ipotesi, più plausibile, è che Padre Pio non abbia comunicato o fatto comprendere la profezia direttamente al futuro Pontefice, ma a qualcun altro. Forse a qualcuno presente a San Giovanni Rotondo nell’aprile 1948. […]

Ma chi può essere questo testimone? Padre D’Anastasio scrive “Enrico Medi”. […] Non si può escludere, quindi, che sia stato Medi ad ascoltare la profezia e poi a raccontare l’accaduto prima all’interessato e poi alla Boschi e alla Hamilton. Quindi, non a caso l’avvocato Ettore Boschi ha potuto attestare “che, non appena Giovanni Paolo II venne eletto Papa, mia madre – Giovanna Boschi Rizzani – commentò l’avvenimento dicendomi ‘Padre Pio lo aveva detto’ (e non ‘Padre Pio glielo aveva detto’)”» (ivi pp. 79-80). Su questa versione dei fatti, peraltro, concordano anche i ricordi, sebbene imprecisi, della dottoressa Enrica Zanini, vedova Medi (cfr. ivi, pp. 80-81).

Quest’ultima ipotesi, scrive ancora il direttore di Padre Pio Tv, acquista valore grazie a «due dichiarazioni di altrettanti arcivescovi che hanno fatto un’esperienza diversa rispetto agli altri che avevano interrogato il Santo Padre sull’argomento: il polacco monsignor Edward Nowak, che per molti anni è stato segretario della Congregazione delle Cause dei Santi, ha affermato: “L’abbiamo domandato espressamente: Santo Padre, è vero che Padre Pio le ha predetto il Pontificato?  Lui ha riso in maniera molto larga, molto larga, ma non ha risposto nulla”; alla stessa domanda, rivoltagli da monsignor Cosmo Francesco Ruppi, all’epoca della rivelazione pastore dell’Arcidiocesi di Lecce, Giovanni Paolo II rispose semplicemente: “Lo dicono…”» (ivi, p. 82). Dunque, in queste due circostanze, senza smentire.

«Alla luce di quanto sopra riportato», quindi, Campanella ipotizza la seguente ricostruzione di quanto accadde a San Giovanni Rotondo nella settimana dopo Pasqua del 1948:

«Don Karol Wojtyla giunse nel paese garganico con il giovane seminarista polacco Stanislaw Starowieyski dopo aver sentito parlare di Padre Pio dalla marchesa Boschi e da Margherita Hamilton e dopo aver concordato il viaggio con le due donne e con Enrico Medi. Con quest’ultimo, la mattina dopo, partecipò alla Messa del Frate stigmatizzato. Quindi, dopo essersi confessato, probabilmente in latino, nella sacrestia antica ascoltò alcune parole del Cappuccino. Le ascoltò ma non le comprese. Le comprese, invece, il suo accompagnatore che le rivelò all’interessato, alla Boschi e alla Hamilton, che forse tentò di tradurre il messaggio in tedesco al prete polacco.

È solo una supposizione. Forse la più credibile, ma non in grado di fugare tutti i lati oscuri della vicenda. Il mistero, pertanto, resta» (ivi, p. 83).

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Al sottoscritto risulta un’altra storia accaduta nel 1965 in occasione della venuta a Troia dell’allora arcivescovo di Cracovia.In quella occasione Padre Pio fece visita a Padre Pio che gli disse che sarebbe diventato Papa. Se volete contattatemi dirò la vera storia.

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