La corona della mamma e la cara immagine della Libera, “la Madonna nostra” – come solleva chiamarla – accompagnarono Padre Pio per tutta la sua esistenza.


Tale invocazione alla Madre di Dio ed è probabile proprio nelle tristi circostanze di razzie perpetrate da eserciti invasori in queste terre o di calamità pubbliche o di frequenti epidemie gli abitanti dei paesi abbiano pregato la Madonna della Libera ed abbiano trovato in lei aiuto, conforto, liberazione. Un merito particolare nel diffondere tale devozione ebbero gli scomparsi figli spirituali di San Pier Celestino, che vollero intitolare così non poche chiese del loro ordine.


Nel 1854, il paese, infetto dal colera, agonizzava; ai primi di dicembre sembrava decretata la fine: il male – raccogliamo i ricordo storico della bocca dei pietrelcinesi – mieteva “decine di vittime giornaliere”. “Mentre camminavano in mezzo alle strade, cadevano a terra e morivano”.
L’’intero popolo in un momento di sconforto, il 3 dicembre di detto anno, si reca in chiesa, invoca, prega, a piange ai piedi della Madonna e poi porta la statua per tutte le vie del paese perché il suo passaggio funghi la morte, “e da quel giorno e quell’ora la morte si fermò. Perciò tutti miracolati da quel male ritennero che la Madonna celeste salvò i suoi figli”. La liberazione del colera no è l’unico atto di materna benevolenza della Madonna verso di noi – raccontano i pietrelcinesi – ricorriamo alla Libera nei nostri bisogni familiari, quando i campi hanno bisogno di acqua, o di raccolti sono minacciati dalla grandine… e qui nel vicino paese di Paduli ci dicono che noi abbiamo la “Madonna a vite”… quello che chiediamo otteniamo.
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Prega per me è no. Lasciarmi mai sola