71013, San Giovanni Rotondo (FG)

La Madonna della Libera di Pietrelcina e Padre Pio

La festa del 3 dicembre

La corona della mamma e la cara immagine della Libera, “la Madonna nostra” –  come solleva chiamarla –  accompagnarono Padre Pio per tutta la sua esistenza.

L’ultima notte della sua vita terrena, seduto nella poltrona, aveva la corona in mano e di fronte l’immagine della mamma sua, zia Peppa, e della Madonna della Libera, che è rimasta ancora nella stanza dove è morto il Padre. Ricordo – Padre Mariano da Santa Croce di Magliano –  che durante la sua malattia, quando la sera si alzava e spesso durante la notte, e noi lasciavamo Nella penombra la sua stanza e coprivano il lume, allora era contento quando la luce si rifletteva sulla immagine della Madonna della Libera. E poi continua la sua preghiera fino al mattino alle 5, quando celebra la santa messa”.

Il titolo di “liberatrice” dato alla Madonna dai fedeli, in terra sannita ha un monito storico che risale al secolo settimo, quando il ducato longobardo di Benevento, fu assediato dall’imperatore bizantino Costante II nel 663. Sotto la guida del Santo Vescovo Barbato, il popolo di Dio pregò la Madonna di liberare la città dal furore greco. San Barbato propagò il culto della Madonna della Libera e dal Sannio si diffuse in tutto il mezzogiorno.

Tale invocazione alla Madre di Dio ed è probabile proprio nelle tristi circostanze di razzie perpetrate da eserciti invasori in queste terre o di calamità pubbliche o di frequenti epidemie gli abitanti dei paesi abbiano pregato la Madonna della Libera ed abbiano trovato in lei aiuto, conforto, liberazione. Un merito particolare nel diffondere tale devozione ebbero gli scomparsi figli spirituali di San Pier Celestino, che vollero intitolare così non poche chiese del loro ordine.

In questo quadro storico sicuro si può collocare la leggenda che si racconta a Pietrelcina, riassunta dal Concittu in questi termini: “si dice che durante la guerra sorta tra i Sanniti e i Longobardi in contrada Francavilla i due  eserciti furono sorpresi da un violento temporale. Mentre i combattenti stavano per essere sommersi dalle acque, I Sanniti si rivolsero all’intercessione della Madonna delle Grazie e dei Longobardi invocarono: “Madonna liberaci”. Ecco perché la nostra Madonna si venera sotto il titolo della Libera. Dopo essere stati esauditi i due popoli fecero una grande festa”.

A Pietrelcina il comitato festeggia tre volte la Madonna: il 2 luglio, la prima domenica di agosto e il 3 dicembre.

Nel 1854, il paese, infetto dal colera, agonizzava; ai primi di dicembre sembrava decretata la fine: il male –  raccogliamo i ricordo storico della bocca dei pietrelcinesi – mieteva “decine di vittime giornaliere”. “Mentre camminavano in mezzo alle strade, cadevano a terra e morivano”.

L’’intero popolo in un momento di sconforto, il 3 dicembre di detto anno, si reca in chiesa, invoca, prega, a piange ai piedi della Madonna e poi porta la statua per tutte le vie del paese perché il suo passaggio funghi la morte, “e da quel giorno e quell’ora la morte si fermò. Perciò tutti miracolati da quel male ritennero che la Madonna celeste salvò i suoi figli”. La liberazione del colera no è l’unico atto di materna benevolenza della Madonna verso di noi –  raccontano i pietrelcinesi – ricorriamo alla Libera nei nostri bisogni familiari, quando i campi hanno bisogno di acqua, o di raccolti sono minacciati dalla grandine… e qui nel vicino paese di Paduli ci dicono che noi abbiamo la “Madonna a vite”… quello che chiediamo otteniamo.

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