71013, San Giovanni Rotondo (FG)

La dolcezza di Padre Pio

Siamo chiamati ad emulare Dio e attrarre con dolcezza tutti coloro che sono amati da Dio

La dolcezza è uno degli attributi di Dio: “Il mio spirito è dolce più di miele” –  dice il Signore (Sir. 24,19).  Noi siamo chiamati ad emulare Dio e attrarre con dolcezza tutti coloro che sono amati da Dio. Indubbiamente non è facile conseguire questa virtù! La natura, il carattere, Il temperamento sono molto spesso seri ostacoli che possono essere superati con assiduo e costante esercizio. Questi principi di teologia ascetica furono ben assimilati da Padre Pio che, dopo tanto esercizio mirante a migliorare il suo temperamento, cercò sempre di praticare e di insegnare la virtù della dolcezza ai suoi confratelli e ai suoi figli spirituali. Egli, in preda alle ansie amorose con le quali si slanciava in Dio,  aveva a volte l’impressione di essere ancora lontano dalla cara virtù. A Padre Benedetto Nardella, il  2 aprile 1917 confessò: “A me sembra pure che in queste ansie accesissime, senza che lo voglia, vado soggetto ad atti d’ impazienza. E questa è un’altra sfida che mi trapassa il cuore.” ( Epist. I, 883). Il 14 giugno 1920 lo stesso scrisse ancora: “Mi rammarico soltanto che, senza volerlo e senza avvertirlo, qualche volta mi accade di alzare un po’ la voce in ciò che riguarda la correzione. Conosco essere una debolezza riprovevole, ma come fare per poterla evitare se mi accade senza accorgermene? Eppure prego, gemo, mi lamento con nostro Signore per questo, ma non ancora mi esaudisce in pieno. E nonostante tutta la vigilanza che vi pongo in questo, qualche volta mi tocca fare quello che purtroppo io aborrisco e voglio evitare. Continuate anche voi a raccomandarmi alla Divina pietà” (Epist. I,1170). Il Padre Benedetto lo esortò a non agitarsi per gli scatti e a continuare ad evitarli. “Se il Signore non ti da la grazia della perenne e continua dolcezza –  aggiunse –  è per lasciarti una base della santa umiltà. Imponiti per penitenza, ogni volta che ti scappa il freno, di mostrarti subito due volte più soave. Con l’incoscienza non vi è colpa e specialmente negli atti repentini. Io penso che si tratta di un residuo nell’abitudine già contratta” (Epist. I, 1172) Padre Pio raddoppiò l’impegno e il 23 ottobre del 1921, sempre al suo direttore spirituale giunse finalmente a scrivere: Madama dolcezza pare che vada un po’ meglio, ma non sono neppure io soddisfatto. Ma non voglio perdermi d’animo. Sono tante, padre mio, le promesse che ho fatto a Gesù e a Maria. Io voglio questa virtù mediante il loro aiuto ed in ricambio, oltre a mantenere le altre promesse fatte loro, ho promesso ancora di formarne oggetto delle mie assidue meditazioni ed ancora assiduo soggetto delle mie insinuazioni alle anime. Vedete dunque, padre, che non me ne rimango indifferente nella pratica di queste virtù. Aiutatemi con le vostre e altrui preghiere (epist. I,1244).  Padre Pio tenne fede alla promessa. Il 3 gennaio 193, al confratello Padre Giovanni da Baggio, che si era recato a visitarlo, Padre Pio rilevava i modi aspri dallo stesso usati con i frati.  Padre Giovanni reagì dicendo: “Ma che modi aspri?”. ” Si, si, tu sei troppo amaro, alle volte aspro ” replicò Padre Pio – “Bisogna anche nel riprendere,saper condire con modi garbati e dolci. Io non mi sono mai pentito della dolcezza usata, ma mi sono sentito un rimorso di coscienza e mi son dovuto confessare, quando ho usato un pò di durezza”. Padre Giovanni interruppe: “Ma, devi tener conto del carattere. Io ho un carattere serio, una faccia burbera e chi mi vede pensa che sia un tiranno. E poi se do 99 baci e una frustata, vale solo la frustata e nulla i 99 baci” Padre Pio riprese: “Il carattere lo devi modificare.Metti nelle riprensioni bontà e cuore. io vorrei che invece di 99 baci e una frustata, fossero 100 frustate, ma date con delicatezza, con mitezza e amore. Tu hai delle belle qualità di governo ma hai qualche difetto: sei amaro. Gesù è contento di te, ma vuole che ti e emendi di questo difetto. Tu hai intelligenza e cuore, ma non sai accordarli. A volte predomina l’intelligenza e allora divieni aspro. Alle volte predomina il cuore allora divieni troppo dolce. Uniscili insieme e allora sarai un ragazzo per bene” (cfr. Giovanni da Baggio Padre Pio visto all’interno, Firenze 1989). Padre Pio aveva conseguito, dopo le prime difficoltà, con l’esercizio e, ancora più, con la penitenza e la preghiera la virtù della dolcezza. E l’insegnò agli altri.

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