71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Il discorso di Pasqua di Padre Pio

Gli auguri di Padre Pio ai suoi figli spirituali

Padre Pio non era un predicatore. Durante la sua lunga permanenza a San Giovanni Rotondo non ha mai predicato. Eppure nel suo epistolario è presente un breve discorso di Pasqua.  Il modo di esprimersi non è quello usuale di Padre Pio. Possiamo supporre che P. Pio abbia preparato i due brevi discorsi, avendo sott’occhio qualche prontuario predicabile con l’aggiunta di qualcosa di suo, come facilmente si rivela nella conclusione del discorso. Sicuramente il discorso di Pasqua sarà stato pronunziato a Pietrelcina, negli anni in cui P. Pio aiutava nell’apostolato parrocchiale l’arciprete don Salvatore Pannullo.

BREVE DISCORSO PEL GIORNO DI PASQUA

Dopo la giusta, doverosa e santa mestizia degli scorsi giorni sacri alla passione di Gesù Cristo, spunta la letizia di questa pasqua,  anniversario della resurrezione di Cristo, ed eccita tutti noi, suoi seguaci, a sorgere spiritualmente alla grazia.

Resurrexit! Ecco il grido di giubilo che la Chiesa innalza in questo giorno da ogni angolo della terra e tutti i popoli cristiani, affratellandosi insieme, solennizzano in modo speciale questo santo giorno, rispondendo all’invito materno della Chiesa con le parole dell’apostolo s. Paolo. “Ita et nos in novitate vitae ambulemus”: risorgiamo noi pure in vita nuova, morigerata e santa

E noi, signori miei, che abbiamo avuto questa grazia di essere una porzione di questo immenso stuolo di popoli, festeggiamo solennemente questo giorno. Ed io, vostro fratello in Gesù Cristo, prego tutti in questo giorno a porgere orecchio alle esortazioni ed auguri che sto per farvi. La nostra Chiesa festeggia dunque, quest’oggi, la risurrezione di Gesù Cristo, suo sposo e nostro Redentore, e lo festeggia non coi sentimenti del mondo, ma con quelli degni di una sposa santissima, la quale vuole rimunerati i sacrifici che il suo sposo divino ha fatto per tutta l’umanità.

Perché Gesù Cristo si sacrificò alla morte? Per espiare le nostre colpe, mi risponde la fede. Perché risuscitò con tanto strepito di prodigi? Per testimoniarci il conseguimento della nostra redenzione. Nella morte di lui ci rammenta che eravamo morti pel peccato, nella sua risurrezione abbiamo invece un perfettissimo modello del nostro risorgimento alla grazia. Siccome Gesù Cristo è risorto immortale alla vita di gloria, così, a dire con lo stesso S. Paolo, dobbiamo noi pure risorgere immortali alla vita di grazia, con fermo proposito di non voler mai più, per l’avvenire, soggiacere alla morte spirituale dell’anima.

E veramente la vita di grazia, a cui siamo risorti, è di sua natura immortale, siccome immortale di sua natura è la vita di gloria, a cui Cristo è risorto: con questo solo divario che, se Cristo non può più morire alla sua vita di gloria, ciò è frutto di beata necessità; ma se noi non moriamo più alla vita di grazia, dev’essere merito d’elezione e del nostro studio costante. Volevamo le regole di una rigorosa giustizia che, risorto, Cristo salisse subito glorioso alla destra del suo celeste Padre nel possesso dell’eterno gaudio, come proposto si era nel sostenere l’acerbissima morte di croce. E nondimeno, noi sappiamo benissimo che, per lo spazio di quaranta giorni, volle comparire risorto. Surrexit Dominus vere, et apparuit

E per che mai? Per stabilire, come dice s. Leone, con sì eccelso mistero le massime tutte della novella sua fede. Riputò, quindi, non aver fatto abbastanza per la nostra edificazione se, dopo esser risorto, non fosse comparso. Dico questo per la nostra edificazione, perché non basta a noi il risorgere ad imitazione di Cristo, se, a sua imitazione non compariamo risorti, cambiati, e rinnovati nello spirito. Questo pertanto, fratelli miei, è il sincero augurio che in questo giorno v’indirizzo. Iddio benedica e confermi i nostri buoni propositi, affinché il
giorno della presente solennità perduri nella gioia delle vostre buone coscienze, nelle soddisfazioni dei vostri doveri, nella santificazione di voi stessi.

Questo studio, questo sforzo di perseverare nel bene, per quanto ci possa riuscire di sacrifizio, non ci parrà troppo lungo. Passeranno anche per noi questi quaranta giorni che mancano alla nostra salita al cielo. Non saranno giorni poi, ma saranno mesi, saranno forse anni: io vi auguro, o fratelli, una vita lunga e prosperosa, piena di benedizioni celesti e terrene. Ma, finalmente, questa vita finirà! Ed allora felici noi, se ci saremo assicurati la gioia di un felice passaggio all’eternità. Allora la nostra risurrezione sarà completa. Non più pericoli di perdere la grazia di Dio, non più patimenti, non più morte, ma sempiterna vita con Gesù Cristo nel cielo. Piaccia al Signore di ratificare, con le sue benedizioni, questi miei voti; e sarò felice di avervi dimostrato come e quanto la vostra felicità mi stia a cuore quanto per essa mi adoperi, quanto costantemente per essa io preghi.

Padre Pio

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Grazie Divino SAN P. PIO, LA TUA PREGHIERA, che ci assisti sempre soprattutto nel momento difficile della nostra vita. Amen, tuo figlio devoto

Buongiorno, mi chiamo Rossana e sono di Roma, mia mamma è vostra benefattrice e volevo sapere alcune cose si può? Grazie un saluto da Roma

Signore presentatore di Padre Pio tv,
e bravo commerci/ciate il Santo Padre Pio di Terralcina fra sacro e’ profano, basta che aiuti i Pellegrinaggi turistici e il Commercio di San Giovanni Rotondo di Foggia e tutto fa brodo fra religione, fede cristiana e “facile vangelo” della Chiesa Romana.
Contribuite al commecio e turismo locale, vi arrotondate gli stipendi facendo credere che evangelizzate sulle orme di santita’ di San Padre Pio.
Con Tele Maria di Madonna di Loreto (Signor Giorgio Nicolini) e l’ultime Novita’ di Medjugorje ( Padre Livio Fanzaga dell’ Associazione PRIVATA di Radio Maria di Erba Como Italia) vi contendete il primo posto di venditori ambulati di luoghi santi, storie di miracoli e commercio di religione di luoghi diventati mete turistiche per pellegrinaggi di una giornata di emozioni dicasi spirituali.
Rende bene e un Giorno si vedra’ cosa avete fatto delle 30 monete d’argento di guadagno, fra errori ed apostasia rispetto alla Dottrina Evangelica della Chiesa, sua sostanza ed integrita’ Dottrinale.
Anche i frati Cappuccini del Convento di San Giovanni Rotondo Foggia trovano che la Regola francescana e’ sorpassata e bisogna aggiornarla al Mondo e servirlo a scapito della Spiritualita’, Fede Cristiana Romana, Preghiera Meditazione Sacrificio francescano e servire invece Due Padroni: Dio e Mammaona.
Ma il razionalismo non quadra e tanto meno aiuta, solo contribuisce all’ errore ed apostasia rispetto la Catechesi della Chiesa Romana e si vedono i risultati di confusione e prevaricazione alla Dottrina Evangelica che vorrebbero introdurre nella Chiesa.
Per maggiori spiegazioni di vocazione monastica e come viverla in spirito e vita chiedere spiegazioni al Fondatore San Francesco d’ Assisi.
Cordiali saluti, Paul Candiago (candiago.p@bmts.com)

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