Una misteriosa malattia di Padre Pio, che nessuno riuscì a diagnosticare lo costrinse a lasciare il convento per tornare presso la sua famiglia nel suo paese natale

La dimora presso i suoi, dai superiori, non era ben vista ma soltanto tollerata e perciò Padre Benedetto da S. Marco in Lamis, provinciale e suo direttore spirituale, lo richiamò più volte in convento, destinandolo in vari luoghi.
Padre Pio, obbediente, partiva ma dopo breve tempo era costretto a ritornare a casa. 
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Alle sofferenze fisiche che aumentano di giorno in giorno si aggiunge il tormento spirituale. Pur costretto a vivere fuori convento, cerca di non perdere l’anno scolastico, studiando privatamente con l’aiuto di un sacerdote locale, perché ha «un vivissimo desiderio» di essere sacerdote, anzi con «indiscreta modestia» – dice, rivolgendosi al padre provinciale – desidera la dispensa dai mesi che mancano alla richiesta età canonica per l’ordinazione.
Dopo circa sei mesi di attesa, il 1 luglio 1910 il padre provinciale può comunicare la dispensa concessa e fissare il giorno dell’ordinazione sacerdotale, esortandolo a star sereno ed a scacciare le afflizioni e gli scrupoli che tenta di suscitare il nemico.
Il 30 luglio 1910 assieme al parroco don Salvatore Pannullo si reca a Benevento per sostenere gli esami e gli esaminatori rimangono contenti. Il 10 agosto la sua grande speranza diventa realtà: è ordinato sacerdote nella cappella dei canonici nel duomo di Benevento da monsignor Paolo Schinosi con facoltà di poter confessare.

Il provinciale p. Benedetto da S. Marco in Lamis tenta a più riprese di ricondurlo in convento e la permanenza più lunga fu a Venafro, dalla fine di ottobre al 7 dicembre del 1911. Durante un mese e mezzo circa, passato a Venafro, la fraternità si accorge dei primi fenomeni soprannaturali: «Assistetti – scrive p. Agostino – a parecchie estasi e molte vessazioni diaboliche».

da p. Agostino arriva a Pietrelcina ed il giorno seguente, festa dell’Immacolata, come se nulla avesse sofferto, canta la Messa solenne, assistito dall’arciprete don
Salvatore Pannullo e da p. Agostino.
Dopo pochi giorni si aggrava ed è costretto ad uscirne, il provinciale di fronte a tale situazione di fatto, che esorbita dalla sua competenza, si decide ad esporre il caso al padre generale dell’Ordine, che gli suggerisce di chiedere l’indulto di secolarizzazione. Prima di chiedere l’indulto, che poi si mutò in esclaustrazione e non secolarizzazione, passarono tre anni (1911-1914) di prova e riprova con malintesi e risentimenti da parte del provinciale, sofferenze e umiliazioni da parte di Padre Pio.
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Intanto Padre Pio resta a Pietrelcina sino al 17 febbraio 1916, tranne la breve assenza del servizio militare: chiamato alle armi, si presenta al distretto di Benevento il 6 novembre 1915, e dal 6 dicembre al 18 dello stesso mese ed anno si trova a Napoli, assegnato alla 10ª compagnia di sanità.
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