71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Come è avvenuta la crocifissione di Padre Pio

San Giovanni Rotondo, venerdì 20 settembre 1918. La piccola chiesa dei cappuccini, appollaiata sulla collina, se ne stava immersa nel silenzio, protetta dalla montagna che, scura di boschi, sì ergeva materna alle spalle. Sul sagrato il vecchio olmo, mosso dal vento, faceva scricchiolare i suoi rami. In convento non c’era nessuno. Il padre guardiano si trovava a San Marco in Lamis per preparare la festa di San Matteo; fra Nicola il laico questuante, era in giro con le bisacce; i collegiali facevano le creazioni nel giardino. Padre Pio, in coro era solo! Occupava, immobile il posto del vicario e aveva da poco iniziato a fare ringraziamento della Santa messa. In ginocchio, estasiato contemplava il grande Crocifisso di cipresso, issato sulla balaustra. Ad un tratto si verificò uno dei più ineffabili prodigi della storia: la stigmatizzazione del primo sacerdote.

Fu lo stesso Padre Pio a raccontare l’impressioni delle stimmate di nostro Signore.  Si tratta di una lettera, rinvenuta insieme ad altre in una cassetta gelosamente custodita da Padre Agostino da San Marco in Lamis sotto il letto della sua cella, inviata da Padre Pio il 22 ottobre 1918 a Padre Benedetto Nardella, suo direttore spirituale. Quest’ultimo, avuta vaga notizia dell’evento, il 19 ottobre dello stesso anno, al suo diletto discepolo aveva scritto: “Figliuol mio, dimmi tutto e chiaramente, e non per accenni… Voglio sapere per filo e per segno tutto e per santa obbedienza”

Padre Pio, obbedendo, tra l’altro rispose: “Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi dimandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa tua meschina creatura. Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della Santa messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, nonché le stesse facoltà dell’anima si ritrovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di m;, vi subentrò subito una gran  pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sobbalzare dal petto. La vita del personaggio si ritira Ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue”.

Il 20 settembre 1918 perciò, avvenne, la crocifissione di Padre Pio che, oltre ad essere inchiodato alla Croce di Gesù, iniziò a partecipare in maniera specialissima la missione redentrice di Cristo. E per manifestare ciò che Dio aveva operato il lui “meschina creatura”, Padre Pio prova “confusione” e “umiliazione”, due sentimenti che derivano dalla consapevolezza di aver ricevuto, nonostante l’indegnità, lo straordinario dono dei sigilli d’amore di nostro Signore. La reazione psicologica sarà meglio precisata da Padre Pio nella stessa lettera allorché scriveva: “immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado e esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente sangue specie dal giovedì a sera fino a sabato.

Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione sul susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia a Gesù che è tanto buono? Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni? Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo, affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore perché lo veggo impossibile, ma questi segni esterni che mi sono in una confusione e di una umiliazione indescrivibile e insostenibile. La narrazione inizia con il riferimento della datazione, del luogo e del preciso momento in cui l’operazione avvenne.

Il 20 settembre 1918, di mattina in coro, dopo la celebrazione della Santa Messa. Sono passati 6 giorni dall’ “Esaltazione della Croce” e tre giorni dell’anniversario della stimmatizzazione di San Francesco. Padre Pio sta facendo il ringraziamento per il sacrificio eucaristico appena “vissuto” quando viene “sorpreso da riposo, simile ad un dolce sonno”. E’ il riposo dell’anima durante il quale “tutti i sensi interni ed esterni e le facoltà” si ritrovano in una quiete indescrivibile. Intorno c’è pace, silenzio! Il padre medita davanti al Crocifisso di legno la passione di Gesù.

Subentra in lui un’estasi d’amore rivelata attraverso un linguaggio poco comprensibile perché certe esperienze mistiche non si possono facilmente raccontare. Il tempo scorre in fretta, come in un baleno. Nell’estasi Padre Pio vede “un misterioso personaggio”. Non ne rivela l’identità. Forse è a lui ignota. Dice solo che è simile a quello visto la sera del 5 agosto quando, mentre confessava i ragazzi, fu “riempito di uno estremo terrore alla vista di un personaggio celeste”, che presentandosi dinanti all’occhio della sua intelligenza, scagliò con violenza nella sua anima una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata da cui usciva fuoco.

La vista del “misterioso personaggio”, “che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava di sangue”, lo atterrisce. Si sente morire e sarebbe morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore. Poi il personaggio si ritira ed il padre si accorge che mani, piedi e costato sono traforati e grondano sangue.  Chi è quel “celeste”, “misterioso personaggio”? Diverse le possibili ipotesi.

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L’autografo di Padre Pio non offre indicazioni al riguardo. Ci sono però altre fonti. Padre Agostino da San Marco in Lamis, che di sicuro avrà più volte ascoltato la descrizione dell’evento dalla viva voce di Padre Pio, nell’anno 1919 in proposito scrive nel suo Diario:era il 6 agosto0 1918 gli apparve Gesù sotto la figura di un personaggio celeste, armato di lancia con cui gli trapassò il cuore. Egli fisicamente sentì il cuore, squarciarsi e fece sangue che si riversò per il corpo, uscendo parte per bocca, parte da sotto. Il venerdì dopo la festa delle Stimmate di San Francesco, 20 settembre, dopo la messa egli era in coro per il ringraziamento. Meditava la passione di Gesù, quando gli apparve quello stesso personaggio ma crocifisso. Egli si sentì come tramortito ed era fuori di se. Dal Crocifisso partirono cinque raggi, dalle mani, dai piedi, dal costato che ferirono le sue mani, i sui piedi, il suo costato. La visione durò pochi minuti e ritornato in sé egli si trovò realmente piagato: le piaghe facevano sangue, specie quella della parte del cuore: ebbe appena la forza di trascinarsi nella stanza per pulire le vesti tutte intrise di sangue”.

Dunque il celeste, misterioso personaggio secondo la testimonianza di padre Agostino, sarebbe stato Gesù. Una conferma potrebbe riscontrarsi uno scritto di Don Giuseppe Orlando, amico e collaboratore di padre Pio, il quale nel riportare una conversazione avuta con il Santo, afferma che questi, ad alcune sue domande rispose: “Ero nel coro a fare ringraziamento della messa e mi sentii pian piano elevarmi da una soavità sempre crescente che mi faceva godere nel pregare, anzi più pregavo e più questo godimento aumentava. Ad un tratto una grande luce colpì i miei occhi ed in mezzo a tanta luce mi apparve il Cristo piagato. Nulla mi disse –  scomparve. Ma i dubbi sull’identità del personaggio ritornano se si esaminano le relazioni di Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi.

Questi che per 40 anni era vissuto con Padre Pio ed era stato superiore, confessore, consigliere ed amico, ebbe l’incarico dall’amministratore apostolico della religiosa provincia Cappuccina di Foggia, padre Clemente da Santa Maria in Punta, di interrogare il padre sull’impressione delle stimmate. L’interrogatorio venne effettuato in più riprese, negli anni 1966-67 e padre Raffaele, di volta in volta, scrisse puntualmente la sua relazione. Alla domanda di padre Raffaele, il pomeriggio del 29 marzo 1966, per aderire alla volontà dei superiori Padre Pio rispose: “Il 20 settembre, poi sempre nel 1918, dalle ore 9 alle ore 10, mentre i collegiali stavano a fare la ricreazione nell’orto, ero solo in coro al banchino al posto del Vicario a fare ringraziamento della Santa messa, e là, in un momento di assopimento e profonda contemplazione sul Cristo Crocifisso, ebbi le stimmate alle mani e ai piedi da lance o frecce luminose che partirono da Crocifisso, trasformato in un grande personaggio, e che si venera tutt’ora nel coro della piccola chiesa vecchia”.

A questo punto scrive –  il padre Raffaele –  il padre Pio singhiozza non è più capace di dire una sola parola, ed io sospendo tutto cercando di sollevarlo con parole tranquillizzanti. Sull’argomento il padre Raffaele torna il 14 ottobre del 1966 e il 6 febbraio del 1967 e Padre Pio dà sempre un’analoga versione dei fatti.

Il crocifisso trasformato in un grande personaggio: un personaggio celeste che, anche per noi, resta tuttora un mistero.

Così avvenne la stigmatizzazione o meglio la crocifissione di Padre Pio da Pietrelcina. Un evento avvolto dal mistero! E davanti al mistero bisogna chinare il capo. Bisogna tacere.

 

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