71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Sul Calvario con Padre Pio

"Padre, vorrei stare sempre con Lei", "dovresti stare sempre sul Calvario"

“Padre, vorrei stare sempre con Lei” – disse un giorno a Padre Pio, in uno slancio affettuoso, un suo figlio spirituale.. “Eh!” rispose Padre Pio. “dovresti stare sempre sul calvario”.

Stare sul Calvario significa vivere i continua agonia spirituale, tra mille pene dell’anima, riflesse nel corpo, in una desolazione estrema, superlativa, senza conforto. Padre Pio infatti aveva scritto il 2 giugno 1918: “Sono sul Calvario in una straziante agonia”. Dall’epistolario di Padre Pio però possiamo trarre anche altri significati: “Gesù solo può comprendere che pena sia per me allorché mi si presenta davanti la scena dolorosa del Calvario. È parimenti incomprensibile che sollievo si dà a Gesù non solo col compatirlo nei suoi dolori, ma quando trova un’anima che per amor suo gli chiede non consolazioni, ma sebbene di essere fatto partecipe dei suoi medesimi dolori” (Epistolario I, 335). Alla luce di queste parole scritte al Padre Agostino da San Marco in Lamis il 1° febbraio 1915, era naturale che per Padre Pio il Calvario, monte dei santi, fosse la dimora della sua anima.

A Erminia Gargani, il 28 dicembre 1917 egli aveva scritto: “Sul monte Calvario risiedono i cuori che lo Sposo Celeste favorisce del suo divino amore”.
Anche la sua azione sacerdotale poteva fargli ben dire che la dimora privilegiata fosse il calvario, in quanto “sotto la croce si impara ad amare” e “l’amore che non è alimentato, nutrito dalla croce, non è vero amore; esso si riduce a fuoco di paglia”. Sul Calvario, “Ai piedi della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce, s’infiammano d’amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi”.

E Padre Pio aveva riflesso la luce della Croce sul mondo, contagiando le anime con fiamma del suo amore. Il suo spirito si era elevato vertiginosamente verso le vette più alte della vita mistica. Sul Calvario, “ove non si vede che morte, chiodi, spine, impotenza, tenebre straordinarie, abbandoni, deliqui”, era per lui necessario “stare” per poi, “ascendere ad un altro monte che si denomina Tabor, la Gerusalemme celeste”.
Dunque sul Calvario Padre Pio, oltre a soffrire in Cristo, per Cristo e con Cristo, “stava” anche per intercedere, “sempre”, in favore dei fratelli sofferenti. Le grazie le voleva ad ogni costo e, per ottenerle, rimaneva a richiederle lì, ai piedi del Crocifisso, perché “sul Calvario Gesù a operato la nostra redenzione e sul Calvario, deve compiersi la salvezza delle anime redente”

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