71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Cosa raccomandava Padre Pio ai suoi figli spirituali durante la Quaresima?

Non solo digiuno, ma anche carità operosa

Padre Pio durante la quaresima  raccomandava ai suoi figli spirituali di esser sobri nel cibo, nell’abbigliamento, nei consumi, nelle comodità;  di esercitare un controllo negli sguardi e nelle conversazioni; di dominare gli istinti, le passioni e accettare la sofferenza e offrirla a Dio; di promuovere forme di personale mortificazione e di astinenza.

Il 17 dicembre 1914, alla sua figlia spirituale Raffaelina Cerase, dopo averle suggerito di non mettersi a mensa, senza aver fatto la preghiera, prima di mangiare e di fare lo stesso dopo, scrive: “Nel mangiare guardatevi dalla soverchia ricercatezza dei cibi, sapendo che poco o niente basta, se si vuol dare soddisfazione alla gola. Non prendete mai cibo il piú del bisogno, e procurate in tutto di esser temperante, standovi sommamente a cuore di declinare piuttosto al mancante che al soverchio… Il tutto sia regolato con prudenza, regola di tutte le azioni umane” (Ep. II, 276 ).

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Ma il digiuno, la mortificazione non devono essere fini a se stessi, ma devono aprire alla giustizia, al servizio e alla carità operosa. Nell’uomo bisogna vedere Cristo affamato, assetato, forestiero, carcerato, ignudo, ammalato. Alle opere, appena accennate, Padre. Pio suggeriva che bisognava aggiungere la preghiera intensa e prolungata, la frequenza dei sacramenti e la meditazione della sacra Scrittura, alla quale bisogna avvicinarsi, “innalzando la mente al Signore, supplicandolo che lui stesso faccia da guida alla vostra mente e si degni di parlarvi al cuore e muovere egli stesso la vostra volontà” (Ep. II, 130)

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