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Padre Pio e Benedetta Bianchi Porro

Beatificata il 14 settembre 2019

Benedetta Bianchi Porro nasce a Dovadola, in provincia di Forlì e diocesi di Forlì-Bertinoro, l’8 agosto 1936. A tre mesi si ammala di poliomielite: guarisce, ma rimane con una gamba più corta dell’altra. A dispetto delle condizioni di salute, s’iscrive alla facoltà di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, ma dopo un mese passa a quella di Medicina. Proprio questi suoi studi le permettono, nel 1957, di riconoscere da sola la natura della malattia che l’aveva intanto resa cieca e progressivamente sorda: neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen. La vicinanza degli amici le permette di uscire a poco a poco dal dolore. Due volte pellegrina a Lourdes, scopre in quel luogo quale sia la propria autentica vocazione: lottare e vivere in maniera serena la malattia. Attorno a lei si radunano amici e sconosciuti, mentre con le sue lettere raggiunge molti cuori. Muore nella sua casa di Sirmione alle 10.40 del 23 gennaio 1964, a ventisette anni, con un «Grazie» come ultima parola. Dal 22 marzo 1969 le sue spoglie mortali riposano nella chiesa della badia di Sant’Andrea a Dovadola. È stata beatificata il 14 settembre 2019 nella cattedrale di Santa Croce a Forlì, sotto il pontificato di papa Francesco.

Nell’autunno del 1956 Benedetta allora ventenne si recò a San Giovanni Rotondo con la zia paterna sua madrina di battesimo la signora Carmen Giammarchi e i nonni.  Chissà se a San Giovanni Rotondo sarebbe scattato il miracolo di una guarigione insperata. Sua zia documentò questo viaggio con un racconto dettagliato presentato al processo di canonizzazione della nipote: “Una mattina con Benedetta al fianco, di mio padre e sua moglie dietro, ci mettemmo in viaggio da Dovàdola a bordo della mia 1100 Fiat piuttosto scassata. Eravamo tutti e quattro felici ed euforici.

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A Pescara l’auto si inceppo.  E ciò mi spaventò assai perché, essendo di domenica, non si sarebbe potuto trovare nessuna officina meccanica. Senza perdere il buonumore di sempre, Benedetta m’incoraggiava nella certezza che tutto sarebbe andato per il meglio. Infatti, inoltrandoci a caso in una via, ci imbattemmo proprio in una officina meccanica aperta. Lo ritenni un intervento di Padre Pio, anche perché l’auto fu riparata in tempo relativamente breve.

Faceva freddo e giungemmo a San Giovanni Rotondo molto tardi. Pernottammo in  una locanda a destra della strada che porta al convento. Ci furono assegnata due camere gelide: una per i nonni e una per me e Benedetta che non si lamentò mai, mentre io mi raggomitolavo  accanto a lei per riscaldarmi. Il giorno dopo, dovevamo alzarci prestissimo per partecipare alla messa celebrata da Padre Pio. Verso le 4 del mattino, mi vestii in fretta lasciai libera Benedetta di indossare comodamente il  pesante ortopedico. Mentre attendevo al bar della locanda, improvvisamente mi investì un profumo delicato e  intenso. Rimasi colpita e chiesi al proprietario donde venisse. La risposta fu che non sentiva nessun profumo. Mi girai di corpo, mentre Benedetta mi stava avvicinando e le con insistenza il nome del profumo che usava. Mi guardò stupita e ribatté: “Ma io non uso mai profumo zia!”.

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Terminata la messa, una vera folla si riversò lungo  il corridoio che Padre Pio stava attraversando, uscendo dalla sacrestia. Noi pure ci spingemmo avanti senza risparmiare gomitate; in modo che mia nipote riuscisse a mettersi in prima fila per vedere il cappuccino santo e toccargli il saio. Nonostante il suo sofferente e le gambe malferme, mia nipote volle inginocchiarsi al suo passaggio. Il padre, che pareva affrettarsi, improvvisamente si fermò davanti a lei, le prese le mani tra le sue –  portava i mezzi guanti neri per coprire le stimmate –  poi delicatamente la sollevò in piedi, la guardò negli occhi in silenzio e, dopo aver accennato un segno di croce, le posò la mano  sul capo .

Benedetta era raggiante. Delicatamente si tolse il foulard che portava sul capo e lo ripose nella borsetta per conservarlo sempre con sè. Il viaggio di ritorno, il giorno stesso, fu bellissimo: cantammo e pregammo insieme. Benedetta era così felice che volle fermarsi a pranzare in un ristorante. Dopo qualche mese ritorna in pullman a San Giovanni Rotondo, decisa di chiedere personalmente al padre la grazia per mia nipote. Purtroppo avrei dovuto attendere parecchi giorni, data di numerosissime prenotazioni. Mi rivolsi ad un  frate che mi promise una risposta per il giorno seguente. Padre Pio gli aveva sillabato queste poche parole “Deve compiersi la volontà di Dio”. “Deve!” esclamai io sconvolta. “Questo è quanto mi ha detto il padre”, aggiunse il frate. Compresi che per mia nipote non restava altro che Il martirio. Il 23 gennaio del 1964 Benedetta morì.

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ALELUYA SALVE VIRGEN Y ESPOSA

Cio´che DIO HA CREATO L´UOMO NON RIUSCIRA´MAI A DISTRUGGERE!!!!!! E´ LA VITA!!!!!

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