
Fra Josè Angel ha cominciato la riflessione con una serie di interrogativi: “Ci sono tante domande che le persone si pongono costantemente per capire cosa c’è nella vita, come pensare a questi momenti e come applicare il senso di questa festività alla propria esistenza: Perché questa notte è diversa dalle altre? Perché questa vigilia? Perché la Messa a quest’ora?”. “Proprio a quest’ora, – ha continuato il vicario generale – il 23 settembre del 1968, egli terminava la sua missione sulla terra e partiva in pace per il Cielo. La sua santa morte ha riempito di senso questo preciso momento e ci fa radunare qui per rivivere la grazia di quell’istante in cui il Cielo si è aperto.
Ci sono tanti che ricorrono a Padre Pio per essere liberati dalla croce. “Ma, in verità, quando davvero si avvicinano a lui e lo conosco un po’ più profondamente, lo vedono portare le stigmate di Cristo con amore e pazienza; scoprono che è stato molto perseguitato ingiustamente e che non si è mai ribellato; lo contemplano con una salute fragile, ma profondamente interessato nel sollevare i dolori degli altri e, allora, comprendono qual è il dono più grande che Padre Pio può concederci: far arrivare anche noi alla sapienza della croce, aiutarci ad abbracciare la nostra croce, senza perdere mai la gioia, la speranza e la pace”.

Padre Pio è senz’altro “un grande intercessore e ci ottiene tante grazie dal Cielo, ma certamente quello che ci sconvolge di più è il suo sguardo penetrante che, con una dolcezza straordinaria, ma allo stesso tempo con una forza audace, ci domanda: «Hai già abbracciato la tua croce?». Lui insiste con ognuno di noi, dicendoci: «Coraggio, sono qui con te, abbracciala» e continua: «Certamente posso anche intercedere perché il Signore realizzi qualche miracolo nella tua vita, qualche guarigione, qualche cambiamento… ma non ti lascerà senza croce!»”.
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