71013, San Giovanni Rotondo (FG)

Le tremende prove sopportate da Padre Pio

L'obbedienza di Padre Pio

Nella vita di Padre Pio l’obbedienza alla Chiesa è stata una concreta prova di santità richiesta in più di una circostanza, a cui ha risposto l’innocenza trafitta, ma fedele ed umile: obbediva nel silenzio, e nel silenzio versava lacrime di innocenza. Come figlio di San Francesco Padre Pio prometteva a suo tempo, mediante i voti perpetui, amore filiale ed obbedienza alla Chiesa. Ben presto dovette testimoniarlo.

La prima tremenda prova giunse attraverso la disposizione del santo uffizio il 2 Giugno 1922. Questa s’infliggeva, come una lamina acuminata, nel cuore sacerdotale di Padre Pio, già impegnato nell’apostolato con ritmi estenuanti, e lo costringeva a delle restrizioni particolari. Si richiedeva:

  1. si stia in osservazione intorno alla figura di Padre Pio e si eviti ogni singolarità e rumore;
  2. non celebri la  Santa Messa ad orario fisso, ma a qualunque ora, a preferenza “summo mane” ed in privato;
  3. non dia benedizioni sul popolo;
  4. per nessun motivo egli mostri le cosiddette stimmate, ne parli e ne le faccia baciare;
  5. si giudica opportuno che Padre Pio abbia un altro direttore diverso da padre Benedetto da San Marco in Lamis, col quale dovrà interrompere ogni comunicazione anche epistolare.

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E’ indubbio che in tale momento storico Padre Pio destava soprattutto presso gli ambienti Vaticani, e quali accolsero le informazioni indirette  sul povero frate, ed in attesa di riscontri immediati reputarono opportuno il restringimento del suo ministero presbiterale. La seconda, ancora più tremenda, prova fu inflitta a Padre Pio dal Sant’Uffizio il 23 maggio del 1931, con cui lo si segregava mediante interdizione di ogni facoltà ministeriale ad eccezione della santa messa da celebrarsi, però un luogo interno del convento e rigorosamente in privato. Tale disposizione giunse al convento di San Giovanni Rotondo la sera del 9 giugno e fu resa esecutiva già dalla mattina del l’11 dello stesso mese , allorquando Padre Pio si portò nella cappellina privata del convento per celebrare la sua prima messa da segregato. Per due anni, la sua vita si svolgerà tra la cappellina, la biblioteca e la sua cella. Lo stare in fraternità gli fungeva da balsamo sulle ferite. L’ultima grande prova  sopportata dal frate stimmatizzato della provincia religiosa foggiana fu la visita Apostolica nella persona di Monsignor Carlo Maccari, avvenuta nel convento di San Giovanni Rotondo dal 30 luglio al 17 settembre 1960, regnante come sommo pontefice Papa Giovanni XXIII.

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Il modo di obbedire di Padre Pio era risoluto e senza riserve. Il suo cuore di “figlio obbedientissimo” chiedeva al cielo la forza di pronunziare il proprio “Fiat” e si adoperava scrupolosamente nell’eseguire l’ordine pervenutogli. Nessuno poteva frapporsi tra lui e la divina volontà, nella quale tutto veniva letto ed accolto. Un figlio spirituale ebbe l’infelice idea di prendere le sue difese, stampando dichiarazioni veementi circa la sua innocenza e gettando  fango sulla Chiesa. Padre Pio redarguì severamente l’indesiderato cireneo, protestando tutta la sua dissociazione, “perché non si può amare il Figlio mortificando la Madre”. E questo Perché la sua obbedienza avevo il disegno teologico ben preciso. I suoi veri figli spirituali dovevano solo rispettarlo ed imitarlo e mai ostacolarlo.

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Pasquale Lippolis

Dopo tanti anni solo adesso posso comprendere chi era Padre Pio, e mi è molte volte nei miei pensieri, sperando di vederlo un giorno.

Lo incontreremo in Paradiso

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